Libri di Barb

Bibliografia di Barb: tutti i libri in vendita online editi da Meltemi pubblicati nella collana Universale Meltemi

LIBRO   9788883536649

Lo schizofrenico della famiglia Barbetta Pietro   -  Meltemi, 2008  -  Universale Meltemi

È possibile pensare la schizofrenia da un punto di vista antropologico, storico e filosofico anziché medico-clinico? Pensatori illustri come Gregory Bateson, Michel Foucault e Gilles Deleuze si sono già cimentati in questa impresa, ed è a partire dal loro approccio che l'autore - che si confronta da vent'anni con famiglie con componenti con una diagnosi di psicosi maniaco-depressiva, di depressione maggiore o di schizofrenia - ha concepito questo libro, che non vuole dunque essere solo, né principalmente, un libro sulla schizofrenia, bensì un'analisi del discorso intorno alla schizofrenia. Il fatto che questo non sia un libro psichiatrico non significa che sia antipsichiatrico. Non intende affatto negare la validità di alcune assunzioni psichiatriche - come l'ipotesi di una componente chimica, legata ai neurotrasmettitori, o addirittura di una componente genetica - ma recuperare le radici di un pensiero di diversa matrice. Il volume si compone di due parti: una clinica, l'altra antropo-filosoflca. Nella prima parte, avvalendosi della descrizione di alcuni casi clinici e di sedute di terapia, si analizzano le metamorfosi dello schizofrenico della famiglia - perché è nella famiglia che, dalla chiusura dei manicomi, vive lo schizofrenico, è lì che oggi si sviluppano il suo delirio paranoide e la sua possibilità di libertà - e si ricostruisce il discorso psichiatrico sulla sindrome. La seconda parte tratta invece della filosofia della schizofrenia.

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LIBRO   9788883535390

Un antropologo nel pallone Barba Bruno   -  Meltemi, 2007  -  Universale Meltemi

Di calcio si parla tanto, eccome. Quotidiani, riviste, saggi, romanzi. Tutto è calcio. L'antropologia non se n'è mai occupata. Ma perché escludere dall'analisi un "fatto sociale totale" - come diceva Mauss - qual è il calcio? Negli studi antropologici, grazie alle proposte di Clifford Geertz, si è cominciato a valorizzare "il punto di vista del nativo". Nel calcio questo sembra accadere da tempo. Gli addetti ai lavori provengono sempre e comunque dal mondo del calcio anche se spesso non sembrano possedere una conoscenza "totale" del fenomeno. Ma per restare in tema antropologico, dove si situa quella linea di confine che presso tante società è tutt'altro che labile e che viene definita "rito di passaggio"? Perché non esiste il senso dell'auctoritas e tutti si sentono legittimi esperti dell'ambito calcistico? Non sfugge una coincidenza terminologica, sorprendente e allo stesso tempo illuminante. Esiste un luogo, metaforico o meno, che è il teatro di ogni azione calcistica e di ogni azione antropologica: il campo. L'antropologo come il calciatore, prer essere degno di visibilità e credibilità, in altri termini per svolgere il proprio lavoro, deve "stare" sul campo. Quindi l'antropologo, per parlare di calcio, non può che essere anche un calciatore dilettante.

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