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Bibliografia di : tutti i libri in vendita online editi da Solfanelli pubblicati nella collana Arethusa
Lettura del «Cimetière marin» Cohen Gustave - Solfanelli, 2019 - Arethusa
Il commento di Gustave Cohen al Cimetière marin, qui proposto per la prima volta in italiano, è una pietra miliare nella bibliografia su Paul Valéry, un testo che ha fatto epoca e che, pur risalendo al 1933, rimane un classico. Lo studioso analizza diligentemente, strofa per strofa, le 24 sestine di decasillabi che compongono il capolavoro del poeta francese, cercando di scoprire vaghe parentele fra il suo pensiero e i sistemi di Lucrezio, Leonardo o Bergson. Nato come corso universitario alla Sorbona e spiegato davanti a un uditorio in cui figurava, non a caso, lo stesso Valéry, fu pubblicato in volume con la lunga prefazione del poeta, Au sujet du "Cimetière marin", che è una sorta di «racconto ideale» sulle origini dei suoi versi e in cui c'è anche un atto di riconoscenza verso il critico che aveva inteso ed esposto compiutamente le intenzioni e le espressioni di un poema ritenuto «oscuro». Cohen ripercorre l'interno strutturarsi di questa composizione elaborata scoprendovi un'architettura segreta, ripartita in quattro parti di vario tono emotivo e tematico. Tre «voci» vanno a comporre il respiro del poema: il «protagonista», che è il «Non-Essere» simboleggiato dal sole a picco, il «deuteragonista», ovvero la «coscienza del poeta» che si abbandona all'estasi, e il «tritagonista», l'autore stesso, che è insieme «attore» e «spettatore» del dramma metafisico che contempla. Alle analisi sul fondo concettuale del Cimetière marin, di cui sono messi in luce i nuclei tematici, si alternano quelle sul piano stilistico-espressivo. Cohen mette a fuoco lo specifico poetico di Valéry e riepiloga alcune particolarità o anche arditezze della sua originale tecnica di versificazione, passando in rassegna neologismi, arcaismi, latinismi, ellenismi e molto altro, così da rendere più agevole la comprensione globale del testo.
Sul «nipote di Rameau» Calzolari Andrea Masini Ferruccio - Solfanelli, 2021 - Arethusa
"Il nipote di Rameau", testo memorabile di Diderot, fu tradotto da Goethe nel 1805 ed elogiato da Hegel nella Fenomenologia dello spirito. Può essere considerato il suo capolavoro filosofico-satirico, il libro in cui la dialettica del pensatore francese ha saputo raggiungere la sua massima e più compiuta espressione. L'opera, come ha detto Foucault, è «il delirio, realizzato come esistenza, dell'essere e del non-essere del reale». La vicenda è narrata in forma di «dialogo immaginario» fra Rameau, nipote del celebre musicista nonché libertino adulatore, e Diderot, fra «Io» e «Lui», i protagonisti del dialogo, scissione vivente del soggetto che si coglie solo in una dialettica irrisolta reciprocità. Alla lettura critica di questo imponente «dialogo», colorito e complesso, proponiamo qui due scritti molto pertinenti e penetranti di Andrea Calzolari. Come per tutti i grandi materialisti, da Epicuro a Marx, anche per Diderot il «materialismo» non è solo ipotesi conoscitiva sulla natura del mondo esterno, è critica della falsa coscienza, come dimostra l'autore, analisi radicale che demistifica l'ideologia, mettendo in giusta luce la posizione diderotiana come una delle punte avanzate di una cultura illuminista che aveva la vocazione della critica e dello smascheramento. I due scritti di Ferruccio Masini posti in appendice, commento e contraltare ai saggi di Calzolari, riprendono, in tutta la ricchezza delle sue funzioni trasgressive e produttive di senso, quello stesso materialismo che da sempre il pensiero borghese si è sforzato di esorcizzare relegandolo al margine della storia umana, facendo rilevare la densità «molecolare» di scrittura e le «sotterranee specularità» dei paradossi di Diderot. Con due scritti di Ferruccio Masini.
Introduzione all'arte del nostro tempo Castelfranco Giorgio Tolve A. (Cur.) - Solfanelli, 2013 - Arethusa
I due saggi che compongono questo volume, curato da Antonello Tolve, "Introduzione all'arte del nostro tempo" e "La pittura futurista", rappresentano uno spaccato emblematico del lavoro di Giorgio Castelfranco, studioso che attese a costruire, negli anni, una cronistoria dell'arte a lui contemporanea e, più in generale, un rapporto sui mutamenti radicali della società. Si tratta di due testimonianze che, se da un lato indicano la volontà socratica dell'autore di coinvolgere la comunità in un progetto formativo condiviso, dall'altro mostrano il suo impegno volto a produrre un'apertura sprovincializzante, a riattivare lo scenario culturale italiano e a reintrodurlo nel dibattito intellettuale internazionale. Esaminando i movimenti, le poetiche e le figure dell'arte italiana ed europea che hanno disegnato l'orizzonte della modernità, dal futurismo al neopurismo al neorealismo, Castelfranco contribuisce a ricostruire un suo racconto dell'umanità e a ridefinire il mondo della cultura.