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Epicureismo e individualismo. Per una storia della filosofia politica Cubeddu Raimondo - Rubbettino, 2024 - Saggi
Quale è stata l'importanza della riscoperta rinascimentale di Epicuro e di Lucrezio per la nascita e per lo sviluppo della filosofia politica moderna? In genere si tende ad interpretare la modernità come una sorta di secolarizzazione del cristianesimo, ma, mettendo in luce come in molti dei suoi principali esponenti scorresse una vena di ateismo lucreziano, il volume mostra invece come una sua cospicua parte possa essere intesa come un tentativo di 'liberarsi' del cristianesimo e dell'aristotelismo. E come, giunte per vie parzialmente inesplorate, le dottrine epicuree, che delineano un paradigma interpretativo dell'uomo diverso da quello classico e da quello cristiano, siano presenti nei principali esponenti di quello che Hayek definisce il 'vero individualismo': Mandeville, Hume, Menger. Vale a dire dei teorici delle istituzioni sociali come possibili esiti di azioni umane tendenti a perseguire valori e fini soggettivi. Ricostruendo la dottrina epicureo-lucreziana dell'utilità, del linguaggio, del clinamen, del diritto, della politica e la sua trasformazione in Hobbes, Gassendi, Spinoza e Bayle, il volume indaga sul modo in cui essa è stata intesa da protagonisti della tradizione individualistica: Mandeville, Galiani, Hume, Montesquieu, Smith, Burke, Ferguson, Menger, Mises e Leoni. Si tratta di un'indagine su quella congiunzione di ateismo e di edonismo politico introdotta dall'epicureismo moderno che, per Strauss, ha dato vita ad "una rivoluzione che si è diffusa dappertutto e alle cui proporzioni nessun altro pensiero si è mai finora avvicinato". Una rivoluzione che ha dato origine ad un utilitarismo individualistico e ad uno statalistico, e che però non contagia i Libertarians i quali subiscono il fascino del razionalismo etico di Aristotele. Dunque, un'interpretazione fortemente innovativa tanto della nascita del liberalismo, quanto della filosofia politica moderna, che poggia su una rigorosa analisi dei testi e che a tratti si sviluppa come un romanzo.
La cultura liberale in Italia Cubeddu Raimondo - Rubbettino, 2021 - Saggi
Articolato in una parte sulle Caratteristiche e in una sui Protagonisti (tra i quali Alessandro Manzoni, Antonio Rosmini, i 'liberisti', Benedetto Croce, Luigi Einaudi, Bruno Leoni), questo libro tratta delle vicende del liberalismo italiano e della sua fortuna senza perdere di vista il parallelo sviluppo della tradizione liberale occidentale. Ne risulta che quella che Carlo Antoni riteneva una "questione di natura universale [...] una di quelle che travagliano la civiltà del nostro tempo", ovvero quella distinzione tra liberalismo e liberismo nella quale, sulla scia di Croce, riteneva che "il pensiero italiano avesse mostrato il suo peculiare interesse per la distinzione delle attività dello spirito umano", si è in realtà rivelata la 'palla al piede' del liberalismo italiano. Un qualcosa che ne ha interrotto l'evoluzione della debole ma non spregevole elaborazione precedente e che lo ha praticamente isolato dagli sviluppi nell'età contemporanea. Fino a che, alla fine degli anni Ottanta, anche per via della diffusione di altri modelli filosofici, politici ed economici, e principalmente quelli della Scuola Austriaca, della Scuola di Chicago e della Pubblic Choice, è apparso come da quella sterile interpretazione del liberalismo fosse il caso di staccarsi definitivamente. Magari recuperando e rivitalizzando la tradizione liberale italiana (sia quella laica, sia quella cattolica) precedente a Croce, o sviluppando l'eredita dell'unico pensatore italiano del '900, Leoni, che abbia avuto un'influenza sulle vicende del liberalismo occidentale.
L'ombra della tirannide. Il male endemico della politica in Hayek e Strauss Cubbeddu Raimondo - Rubbettino, 2014 - Saggi
Intesa come "il male congenito alla vita politica" la tirannide/totalitarismo non è semplicemente la degenerazione di un regime politico. Può presentarsi in forme sempre nuove; e la democrazia non ne è l'antidoto. Hayek e Strauss si chiesero come mai la filosofia politica del Novecento non seppe riconoscere il pericolo e perché teorizzò una "tirannide buona". All'origine della mentalità tirannica sarebbero allora il desiderio di gloria, di accelerare politicamente, e quindi con la coercizione, i processi storici, economici e sociali verso lo "Stato universale e omogeneo", e la dimenticanza della fragilità della conoscenza umana. Ma se Strauss pensa che l'analisi dei classici sia tuttora insuperata, Hayek immagina rimedi a un male che i fallimenti della troppa politica finiscono per aggravare.