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- 9791280642264 Lame rosse
- 9791280223647 Gli accidenti geografici
- 9791255071235 Code
- 9791254802892 La guerra dei rifiuti. L'incredibile seconda vita dei...
- 9788894911572 Morris Fuller Benton e l'avvento della tipografia moderna
- 9788878019911 Cento e un ragionamenti
- 9788868772949 Una scommessa per amore
- 9788866569237 Leo e Ralph. Storia di un'amicizia spaziale
Cos'è il carcere. Vademecum di resistenza Ricciardi Salvatore - Deriveapprodi, 2015 - Narrativa
Per la stragrande maggioranza delle persone il carcere è un universo sconosciuto. La paura che esso evoca genera un meccanismo di rimozione. E così il carcere si sottrae allo sguardo pubblico e alla critica della sua funzione, supposta, di risocializzazione. Da qui la necessità di provare a spiegare "cos'è il carcere", e di discutere la "possibile utopia" della sua abolizione. Questo tentativo riesce bene a Salvatore Ricciardi, che il carcere ha conosciuto a fondo per averci trascorso un lungo tratto della sua esistenza. Con una narrazione essenziale, Ricciardi racconta in cosa consiste "la casa del nulla", una delle tante definizioni coniate dai prigionieri per nominare l'inferno che sono costretti ad abitare. Una realtà regolata da una violenza quotidiana dispotica e crudele, dai parametri di una pena affatto "rieducativa". Come in un lucido sogno, Ricciardi si addentra nella vita passata, si ricala nei gironi dell'inferno, ne ripercorre i meandri raccontando i corpi e le menti sofferenti che lo abitano, le loro condizioni materiali di vita, le loro tecniche di resistenza all'annientamento psicofisico che fa registrare centinaia di suicidi e migliaia di atti di autolesionismo all'anno. Prefazione di Erri de Luca.
Fantomas contro i vampiri multinazionali Cortázar Julio Pirani E. (Cur.) - Deriveapprodi, 2006 - Narrativa
Gennaio 1975. Julio Cortázar vaga per le strade di una Bruxelles piena di esuli latinoamericani, scampati alla ferocia delle dittature che insanguinano i loro paesi d'origine. Cortázar conosce bene le loro storie, perché ha appena finito di partecipare ai lavori del Tribunale Russell, un'assemblea internazionale formata da scienziati e intellettuali di tutto il mondo, che in quegli anni indaga sulla violazione dei diritti umani in America Latina. Eppure Julio è frustrato: sul treno che lo riporta a Parigi, si chiede che cosa fare per dare un aiuto concreto ai popoli latinoamericani. Da qui si dipana l'intreccio del libro "Fantomas contro i vampiri multinazionali". A toglierlo d'impaccio è Fantomas, il supereroe dei fumetti, che evade dalle vignette della rivista messicana che il narratore sta leggendo per irrompere nella sua vita. Julio viene così coinvolto nella lotta contro una setta fascista che vuole distruggere tutti i libri del mondo. Ma da subito i giochi e i mondi narrativi si complicano e si sovrappongono. Assistiamo a un turbinio di personaggi che si sdoppiano tra fumetto e realtà storica: compaiono Susan Sontag, Alberto Moravia e Octavio Paz, tutti uniti nella lotta a fianco di Fantomas. Non si tratta però di una banda di supereroi quanto di uri "armata brancaleone" che fallisce miseramente. Finché, attraverso i continui sconfinamenti tra racconto, immagini e realtà storica, emerge che i nemici dell'America Latina sono le multinazionali e il governo degli Stati Uniti.
Questa terra è anche mia Cerqueti Giulia - Deriveapprodi, 2018 - Narrativa
«Sono arrivato il 23 novembre del 1980: il primo giorno mi hanno messo nel negozio per vendere le uova. Ma io non sapevo fare i conti. Sono andato a scuola solo per cinque anni, la mia adolescenza è stata tutta nei campi e non ho conosciuto altro. Così, quando arrivavano i clienti io scoppiavo in lacrime. Mi domandavo: ma cosa ci sto a fare qui dentro? Quelli della cooperativa non hanno capito chi sono, non sanno con chi hanno a che fare. Ero scoraggiato, demoralizzato. Credevo di non farcela". Poi, dopo una ventina di giorni di pianti e lamentele, Santoro ha finalmente tirato fuori la sua tenacia e ha deciso che era arrivato il momento di smettere di piangersi addosso, di rimboccarsi le maniche e ingegnarsi. Abbandonare tutto e rientrare a Roma no, non era pensabile, sarebbe stata una sconfitta amara. Lui, testardo e orgoglioso, doveva dimostrare prima di tutto a sé stesso che poteva farcela. L'incidente gli aveva portato via l'uso delle gambe, ma non la forza d'animo, l'operosità, la dignità».