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- 9788896753262 Dove vivono i bambini
- 9788895903422 Wet moon. Il ritorno dei desideri
- 9788895689180 Storia della musica medievale. I primi passi della musica moderna
- 9788884214386 Alice nel paese delle meraviglie
- 9788869714658 Freccia verde. Variant
- 9788869714610 Freccia verde
- 9788868011871 Free Jazz. Black Power
Scultura a Pisa nell'età moderna. Le sepolture dei docenti dello studio. Ediz. illustrata Sicca C. M. (Cur.) - Plus, 2007 - Didattica E Ricerca
Detentori di un ruolo di primo piano nella società di antico regime, i docenti universitari costituirono una prestigiosa élite identificabile dall'abito, oltre che da altri privilegi a loro unicamente concessi. La morte era il momento di estrema visibilità di questa differenza sociale, e le leggi suntuarie prescrivevano tale eccezionale equiparazione di privilegi permettendo ai professori elaborati cerimoniali funebri e ricche sepolture, come solo cavalieri ed ecclesiastici potevano avere. A Pisa le sepolture dei professori formano un ricco patrimonio scultoreo diffuso negli edifici ecclesiastici cittadini, e culminante nel Camposanto monumentale e nella chiesa di San Frediano. A differenza di Padova e Bologna, a Pisa il desiderio di autocelebrazione dei committenti si coniugava alla disponibilità di artisti di primo piano e, significativamente, all'interesse che i granduchi costantemente nutrirono per coltivare l'immagine dello Studio e tramandare ai posteri la sua eccellenza. Specchio della cultura scientifica e artistica granducale, Pisa illustra attraverso i monumenti funebri dei suoi docenti la vitalità degli scultori che tra Quattro e Settecento avevano operato nei principali centri della penisola e permette di seguire, attraverso l'intersecarsi delle carriere di scultori e professori, delle affascinanti peregrinationes intellettuali e artistiche.
Una malattia europea. Il «nuovo discorso coloniale» francese e i suoi critici Costantini Dino - Plus, 2006 - Didattica E Ricerca
L'Europa ama descriversi come la culla della civiltà, il faro della modernità e del progresso, la patria della democrazia e dei diritti umani. Una simile autorappresentazione regge solo relegando nell'oblio la storia coloniale, cui è assegnato un ruolo del tutto marginale nella costruzione dell'identità politica europea e occidentale. Come mostra il caso francese su cui si concentra questo libro, c'è un rapporto ambiguo, sin dall'epoca della Rivoluzione, tra la teoria dei diritti umani e l'arbitrio coloniale. Il colonialismo europeo non solo ha regolarmente disatteso i principi democratici e umanitari, ma li ha trasformati in uno strumento al servizio della giustificazione della dominazione, come mostra l'analisi del discorso coloniale dell'epoca dell'apogeo dell'Impero. L'uso strumentale che il colonialismo ha fatto dell'universalismo spiega perché, come afferma Frantz Fanon, "quando un colonizzato sente un discorso sulla cultura occidentale, tira fuori il suo machete o per lo meno si assicura che sia a portata di mano". Il ripresentarsi nella nostra attualità politica di molti argomenti tipici del discorso coloniale, rende la rilettura della critica postcoloniale un antidoto per una patologia dalla quale l'Europa non si è mai completamente liberata. La contestazione della riduzione dell'umano all'europeo operata da Aimé Césaire, Albert Memmi e Frantz Fanon, potrebbe contribuire alla costruzione di un universalismo postrazziale.
I rischi del materno. Pensiero politico femminista e critica del patriarcalismo tra Sette e Ottocento Casalini Brunella - Plus, 2004 - Didattica E Ricerca
Il pensiero femminista ha avuto difficoltà nell'immaginare la realizzazione individuale delle donne al di fuori della funzione sociale materna. Nella modernità, infatti, la genesi dello spazio privato, pensato non più come momento di privazione, ma luogo di soddisfazione emotiva, si è intrecciata con la storia della creazione di una femminilità identificata con la maternità. Autrici come Mary Wollstonecraft, Catharine Beecher e Charlotte Perkins Gilman non sono riuscite a svincolare da una presunta natura o vocazione femminile il sentimento di dedizione e di apertura all'altro insito nel materno, con il suo indubbio potenziale critico verso forme di individualismo atomistico e possessivo. Ciò ha contribuito a far rimanere le donne prigioniere della trappola di un ideale di maternità che esaltava il femminile, ma nello stesso momento assoggettava il desiderio di autorealizzazione individuale della donna alla priorità sociale dei suoi compiti riproduttivi, alla necessità di non tradire le aspettative sociali riposte nella "maternità repubblicana", in un ideale che assegnava alla donna il compito di "men maker".