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La solidarietà discreta. L'accoglienza dei rifugiati ucraini in Italia e in Europa libro
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LIBRO   9788855226165

La solidarietà discreta. L'accoglienza dei rifugiati ucraini in Italia e in Europa Dagnes J. (Cur.)  Demata M. (Cur.)   -  Donzelli, 2024  -  Occhielli

L'accoglienza ha un'anima discreta: al di là del clamore dei media, la solidarietà non discrimina, non fa distinzioni. La guerra in Ucraina ha causato la più grave emergenza umanitaria in Europa dalla fine del secondo conflitto mondiale, con quasi sei milioni di persone costrette alla fuga. Le istituzioni europee hanno reagito tempestivamente in aiuti e supporto alla popolazione travolta dal conflitto; il processo di accoglienza dei rifugiati, in Italia come in molti altri paesi, si è distinto sin da subito per unitarietà dell'azione politica e tentativi di innovazione istituzionale. Anche tra individui e famiglie si è prodotto uno slancio solidaristico da molti percepito come senza precedenti. Una reazione apparentemente molto di-versa rispetto a quanto avvenuto durante altre crisi migratorie, pure recenti, come quella siriana, o quelle che si verificano con i flussi di rifugiati «ordinari», provenienti da Medio Oriente e Africa. Partendo da questa constatazione, un gruppo di ricerca multidisciplinare, composto da sociologi, politologi e linguisti, ha intrapreso uno studio con l'obiettivo di verificare l'effettiva esistenza di questo presunto «differenziale di solidarietà» e capirne le ragioni. Quanto conta la posizione delle forze politiche, in primis i partiti populisti e di destra? Qual è il potere dei media nell'indirizzare l'opinione pubblica o nell'assecondarla? E quanto è rilevante il fatto che alcuni rifugiati ci appaiano - per tratti somatici, per cultura, per vissuto - più simili a noi di altri? L'indagine ha mostrato risultati per certi versi sorprendenti. Se vi sono in effetti differenze significative nei giudizi e nelle percezioni dei rifugiati ucraini ed extra-europei, tali differenze «simboliche» e «rappresentazionali» non si traducono in modo equivalente e meccanico in comportamenti: nelle azioni di solidarietà messe in campo dagli intervistati - dalle semplici donazioni fino all'accoglienza presso la propria abitazione - non si ravvedono particolari differenze tra i due gruppi di rifugiati; non si riscontra una sproporzione di aiuti in favore degli ucraini, come ci si sarebbe potuto aspettare. In tutte queste forme di sostegno, al contrario, si scopre un netto rifiuto per i trattamenti differenziati: esiste dunque, sottotraccia, quotidiana ma tenace, una solidarietà che, pur portata avanti con discrezione, sceglie di non discriminare.

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LIBRO   9788855226929

Montagne a bassa definizione. Gli Appennini tra crisi di identità e cambiamento Di Cosmo F. (Cur.)   -  Donzelli, 2025  -  Occhielli

Ripensare la dorsale appenninica in favore di nuovi modi di intendere e praticare, dunque abitare, le varie sfaccettature di una irriducibile montanità. La dorsale appenninica è la catena orografica più grande del paese, con un'estensione superiore all'Ungheria, al Portogallo o all'Austria. Nonostante la sua ingombrante presenza, per i più rimane un rilievo minore, perennemente in bilico tra il «non-ancora Alpi» e la montagna di serie B. La bassa altitudine, le cime «arrotondate», la frammentazione in valli e altipiani, la relativa facilità d'accesso e i morbidi versanti boscosi l'allontanano dall'idea universale di montagna, tradizionalmente identificata nella cultura occidentale con la catena alpina. Ciò accade perché gli Appennini, prima di essere una regione geografica, sono luoghi della mente, sui quali proiettiamo qualità e caratteristiche maturate all'interno della cultura collettiva. Se da una prospettiva realistica gli Appennini esistono indipendentemente dalla percezione umana, come rilievi orografici, tutt'altra storia è se li esaminassimo a partire dalla costruzione culturale che ne ha fatto la società, chi li vive, li studia, li racconta e li progetta. L'appenninicità viene descritta attraverso una rete di narrazioni, distorsioni e reinvenzioni che, giocoforza, contribuiscono all'invenzione di una geografia dal duplice volto in cui la dimensione romantico-consumistica, tendenzialmente edulcorata e depurata da fratture e fragilità, convive con quella meno incoraggiante dell'internità, costruita sulle diseguaglianze e sulle minori opportunità che le popolazioni montane sperimentano rispetto a quelle cittadine. Questo libro offre una rilettura dell'ambiente appenninico, o meglio, un'indagine sul suo stato di montanità. Propone spunti concettuali per decostruire e ricostruire l'entità geografica alla luce della contemporaneità, affinché le venga riconosciuto quel diritto ad essere considerata montagna senza dover ricorrere necessariamente a un termine di paragone. Saggi di: Filippo Barbera, Augusto Ciuffetti, Maurizio Dematteis, Antonio De Rossi, Federico Di Cosmo, Piero Lacorazza, Giuseppe Lupo, Laura Mascino, Fabrizio Toppetti, Giuseppe Varavallo, Mauro Varotto, Piero Zanini.

€ 18.00