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Bibliografia di : tutti i libri in vendita online editi da Marcos Y Marcos pubblicati nella collana I Testi Di Testo A Fronte
Minimo umano Di Spigno Stelvio - Marcos Y Marcos, 2020 - I Testi Di Testo A Fronte
Sin dagli esordi, la poesia di Stelvio Di Spigno si è alimentata di forti tensioni interne. In questi anni è cresciuta tenendo insieme, in un tenace equilibrio, riflessione esistenziale, senso del distacco da un passato fatalmente perduto e consapevolezza storica, che come un'ossessione, certifica l'inadeguatezza dei nostri tempi. Giunto al quinto libro organico, queste direttrici sembrano esplodere e giungere al lettore in tutta la loro drammaticità. "Minimo umano" è insieme un libro sulla perdita e sulla fine, sulla sconfitta e la vecchiaia, che mescola fedeltà alle cose e doloroso rimpianto per chi è scomparso, vicende di vite spezzate e commozione per la fragilità umana. Ma quando tutto sembra avviarsi verso un cupio dissolvi senza redenzione, ecco affacciarsi la possibilità di una salvezza mai intravista nei lavori precedenti di Di Spigno. Questa è la vera novità di quest'opera: una luce radiosa che conduce alla certezza di una rinascita e di un riscatto dalla sofferenza con uno stile scultoreo, potente, forte di quella fiducia che sgorga dalle sorgenti stesse della vita.
Fermata del tempo Di Spigno Stelvio - Marcos Y Marcos, 2015 - I Testi Di Testo A Fronte
"La musa di Di Spigno è, classicamente, figlia della memoria. Il suo sforzo è quello di frenare o addirittura di arrestare il flusso del tempo, di illuminarne una fermata, appunto, per chiarire un'identità che rischia di perdersi, travolta dal corso caotico e inconcludente dei giorni. L'io lirico non si astrae, non si sublima: è nell'ordinario della vita e degli affetti che cerca le proprie 'radici sepolte'. Ecco ; allora i nonni, le prozie, la madre, una Napoli intima, sobria, mai convenzionale, mai trasfigurata. Ambienti e personaggi si presterebbero a un gioco crepuscolare; ma qui non c'è gioco, non c'è ironia, non c'è compiacimento: c'è invece una dolentissima serietà, che fa pensare a volte allo Sbarbaro di Pianissimo, soprattutto alle poesie dedicate al padre e alla sorella. Come Sbarbaro, Di Spigno non bara, non ammanta di letterarietà il suo personale rovello; è capace di nominare le cose senza cercare di straniarle o di nobilitarle coi magheggi e coi fiocchi del 'poetico'. Tutto il. libro è percorso da una religiosità mai esibita, ma anche da una collera trattenuta: collera contro il mondo inautentico, la sciatta iniquità, la banalità, la falsità corrente. Ma la collera - per quanto sacrosanta - non riesce a prevalere: alla fine, la speranza si riaffaccia" (Umberto Fiori).