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Bibliografia di : tutti i libri in vendita online editi da Astrolabio Ubaldini pubblicati nella collana Adagio
La musica nello stile galante Gjerdingen Robert Sanguinetti G. (Cur.) - Astrolabio Ubaldini, 2017 - Adagio
Durante il diciottesimo secolo un vasto, ma non enorme, numero di modelli pre-compositivi paragonabili a blocchi di costruzioni (l'autore li chiama 'schemi') era coscientemente impiegato, in pratica, da qualsiasi compositore, e molti di essi venivano trasmessi alle generazioni successive. L'addestramento dei giovani compositori, specialmente in Italia, consisteva nell'imparare a praticare quegli schemi. Di questo, tuttavia, non è quasi rimasta traccia nei trattati, che sono stati finora l'unica fonte su cui si è basata la ricerca sulla storia delle teorie musicali. Al contrario, i modelli, o schemi, abbondano, nella loro forma più pura e riconoscibile, nelle raccolte manoscritte di esercizi di composizione (partimenti, regole per accompagnare il basso, esercizi di contrappunto, solfeggi) che a migliaia si trovano nelle biblioteche musicali di tutta Europa. Nella storiografìa musicale tradizionale, lo 'stile galante' occupa un periodo limitato a una trentina d'anni, schiacciato tra il 'barocco maturo' e lo 'stile classico'; esso era caratterizzato come "elegante, scherzoso, naturale, brillante, raffinato e ornato". La ricerca di Gjerdingen propone di guardare alla musica del Settecento tenendo conto in primo luogo di quello che pensavano e di come imparavano a comporre gli stessi protagonisti di quella storia musicale, per i quali termini come 'barocco' o 'classico' erano completamente sconosciuti in quanto applicabili alla musica. L' autore sostiene che il tratto distintivo dello stile galante consisteva in un particolare repertorio di frasi musicali standardizzate da usare in determinate successioni convenzionali. È la presenza degli schemi, dunque, a costituire il contrassegno dello stile galante, e non le caratteristiche di eleganza, scherzosità, naturalezza, brillantezza, raffinatezza e ornamentazione, che, se pure esistono nello stile galante, non ne sono però il tratto essenziale. L'idea è che la parola 'composizione' presa nel suo significato letterale, come cum ponere, descriva esattamente il sistema di produzione della musica del Settecento, e anche di una parte significativa dell'Ottocento. Inteso così, lo 'stile galante' inizia col diciottesimo secolo ed estende la sua influenza a lungo anche nel diciannovesimo. Il presente libro è il tentativo di esplorare questi modelli o blocchi, che l'autore chiama 'schemi galanti', isolandoli dai contesti musicali in cui compaiono e mostrandone concretamente l'uso in un impressionante corpus di composizioni i cui autori spaziano da Corelli (1653-1713) a Chopin (1810-1849).
Schubert. Musica e lirica. Il Lied e la struttura della musica di Schubert Georgiades Thrasybulos G. Giani M. (Cur.) - Astrolabio Ubaldini, 2012 - Adagio
Questo libro è come un diario, ora per ora, di un'esplorazione di nuovi territori incogniti, in cui il viaggio comporta un metter da parte, in quanto inutilizzabile, ogni conoscenza o aspettativa già acquisita, per forgiarsi via via gli strumenti inediti che meglio consentono di avanzare e prender dimestichezza col terreno, con tutta la sua peculiare novità, con le sue qualità finora ignorate. In quest'azione di scandaglio del corpus schubertiano, in primo luogo quello liederistico, ma anche di quello strumentale, in cui ogni intento sistematico, ogni velleità totalizzante è lasciata subito dietro le spalle in favore di una pratica puramente esplorativa, tutte le prospettive storiografiche consolidate, le concezioni teoriche e critiche già elaborate restano per forza tagliate fuori (beninteso, non ignorate!) di fronte all'urgenza di registrare, esaminare, capire il materiale, testare ipotesi, farsi guidare da ciò che via via viene alla luce. Tutto questo comporta una radicale messa in questione di categorie fondamentali dello sviluppo umano (filosofia, lingua, teatro, poesia, l'essere stesso dell'uomo, e ovviamente la musica), delle loro interazioni, dei nessi che le legano, della loro evoluzione storica in reciproco rapporto. Schubert si ritrova, allora, al centro di uno snodo epocale dell'evoluzione dello spirito nel mondo Occidentale, dai Greci al Novecento.
Furore e declino dell'improvvisazione. Nel concerto pianistico dell'Ottocento Gooley Dana Mastroprimiano C. (Cur.) - Astrolabio Ubaldini, 2026 - Adagio
Nei primi due o tre decenni del diciannovesimo secolo, l'improvvisazione era parte integrante della formazione di quasi tutti i tastieristi e i compositori di livello avanzato, come pure di parecchi musicisti amatoriali. Nessuno si sarebbe meravigliato nell'ascoltare un tastierista o un violinista suonare estemporaneamente nei salotti, nei concerti e nelle chiese. Verso il 1830 si registrò un rapido declino dell'improvvisazione e del prestigio che da essa si poteva ricavare, tuttavia il forte slancio dell'attività residuale la mantenne in vita. Dopo il 1850 il calo fu più deciso e verso la fine del secolo pochi musicisti improvvisavano ancora pubblicamente in altri contesti che non fossero quelli delle chiese. Tuttavia, parallelamente a questo processo storico, il romanticismo letterario diede vita a una nuova, attraente idea di improvvisazione, che conquistò terreno come incarnazione mitica, e non più reale, dell'atto improvvisativo proprio a causa del declino della pratica musicale. Negli scritti degli autori romantici, l'improvvisazione accumulò un sovraccarico di associazioni positive - con la libertà, la spontaneità, la naturalezza - che trovarono espressione nella critica musicale, nella poesia, nei romanzi e nelle opere per il teatro. Il mondo musicale si era lasciato alle spalle le improvvisazioni vere e proprie, ma voleva richiamarle indietro in una sorta di forma ripensata o riflessa. Nessuno incarna questo paradosso meglio di Richard Wagner, che fu profondamente lontano dall'estemporaneità espressiva nelle sue opere, ma che tessé le lodi dell'improvvisazione nel suo saggio "Sul destino dell'opera" e creò per il teatro le figure di due trovatori il cui canto improvvisato è una delle modalità dell'azione eroica. Questo studio vuole ricostruire l'improvvisazione del passato in un'ottica performativa più completa - cioè, con attenzione a tutti i fattori che contribuirono alla significanza dell'evento, ivi inclusi i gesti e gli sguardi dell'esecutore. Attingendo a un corpus esteso e diversificato di fonti d'epoca, Gooley ricostruisce le strategie retoriche e formali che informavano la pratica dell'improvvisazione libera e individua l'estetica che essa sottendeva, e insieme le ragioni storico-sociali che motivarono questa transizione da un'era nella quale il suonare libero era cosa comune, ma passava piuttosto inosservata, a una nella quale la pratica era ridotta ma l'immaginario improvvisativo aveva ampio spazio; da un'era in cui l'improvvisazione incarnava il paradigma di un atto sociale di fruizione musicale condivisa a una in cui rappresentava un ideale mitico di spontaneità, genio e virtuosismo, tipico dell'estetica romantica, che ancor oggi continua a esercitare il suo fascino sull'immaginario musicale contemporaneo.