Libri di Le
Bibliografia di Le: tutti i libri in vendita online editi da Marsilio pubblicati nella collana Saggi
Prossime uscite della collana Saggi
Libri previsti in uscita su Unilibro.it:
- 9791281608733 La cucina delle case di piacere. Ricette necessarie per luoghi di peccato
- 9791281608078 Dialogo sulla cucina italiana
- 9791280540676 Benvenuti in un mondo di m**da
- 9791259972934 San Francesco poeta
- 9791259971715 L'ultimo ad amare la vita. Giovanni Comisso e il viaggio
- 9791259970794 Scuola sotto inchiesta
- 9791259922403 La via dell'Everest. Come imparare a credere in sé stessi e raggiungere i propri obiettivi
- 9791255822875 Filosofia degli 883
- 9788898651726 Tra genitori e figli. Con DVD
- 9788894911763 L'originale assente. Introduzione allo studio della tradizione classica
Dulce naufragium. Desiderio infinito e ateofania in Leopardi Lettieri Gaetano - Marsilio, 2024 - Saggi
L'anatomia del cristianesimo, operata nello Zibaldone, dischiude un'intelligenza storicizzata del desiderio d'infinito, scandita dalla dialettica tra vanità e piacere, verità scettica e illusione idealizzante, morte della filosofia e reviviscenza della poesia. Dimostrato che l'ideale romantico del desiderio infinito dipende dalla metamorfosi di "invenzioni" patristiche dispiegatasi sino alla modernità, si scoprirà che il verso più famoso della letteratura italiana riecheggia un passo di un sermo de cruce del V secolo, ove il dulce naufragium è l'esito del canto seduttivo e mortale delle sirene. L'infinito si rivela, così, canto ulissiaco, eppure memore di Pascal, la cui fede gratuita oscillava sospesa nell'incerto tra gli abissi dell'infinito e del nulla, che il poeta immagina ormai disancorati dalla verità teologica, che pure li aveva rivelati. La ginestra è l'ultimo approdo di questa coerente decostruzione del cristianesimo, come è suggerito dall'epigrafe giovannea, confermato dai Pensieri postumi, provato dalla sua sistematica dipendenza polemica dalla teodicea delle Opere morali del gesuita Bartoli, «il Dante della prosa italiana», assunte sin dalle Operette morali come modello di letteratura filosofica, seppure "convertita" in parodia nichilistica. Il fiore del deserto, che piegato il suo «capo innocente» soccombe alla violenza del vulcano, è non solo metafora del poeta patiens, umiliato dal «secol superbo e sciocco» e rivelatore della ateologica vanità del tutto, ma anche figura secolarizzata di Gesù, «il fiore di Jesse» morente sul Golgota, celebrato dal poeta adolescente nei Discorsi sacri. L'ultrafilosofia leopardiana non è allora un anticristianesimo, ma un ultracristianesimo, un'apocalisse atea: il poeta toglie in sé l'irriducibile nucleo sacrificale e sapienziale evangelico, l'uomo Gesù abbandonato da Dio, la miracolosa resurrezione dell'amore dalla morte, del senso dalla vanità. Questo risorgimento è l'epifania del gratuito, l'essere aperti, nella sapienza di nulla, all'evento del buono e del bello, vivendo della fede nella dignità sacrale dell'ecce homo senza Dio. Una memoria cristiana spezzata e disseminata... Ateofania: la pietà del flos sublimis è l'ultima, più profonda verità del dulce naufragium.
Inno a Nettuno-Odae adespotae (1816-1817) Leopardi Giacomo Centenari M. (Cur.) - Marsilio, 2016 - Saggi
"L'inno a Nettuno" e le "Odae adespotae", composti a Recanati nel 1816 e pubblicati l'anno successivo a Milano come presunti inni greci ritrovati in un oscuro codice medievale, rappresentano uno dei più audaci tentativi di Giacomo Leopardi sul terreno dell'imitazione degli antichi. Stesi in volgare, in greco e in latino, essi costituiscono paradossalmente i primi componimenti poetici originali fatti stampare dal giovane autore che, dietro un intrigante gioco di mascheramento e depistaggio dei propri lettori, volle testare con eccezionale sperimentalismo le possibilità della lirica moderna di farsi interprete della naturalezza appartenente alla dimensione poetica classica. La presente edizione offre un commento puntuale a questi testi, di cui vengono approfonditi il valore storico-letterario e le diverse e molteplici implicazioni con la scrittura "antica" dei futuri "Canti". Nei falsi leopardiani si riconoscono infatti le profonde radici dell'apprendistato letterario dell'autore, il rapporto che egli intrattenne nelle vesti di filologo e di poeta con i modelli greci (specialmente con Omero, Anacreonte e Callimaco), l'influsso delle sue coeve teorie sulla traduzione, nonché - sullo sfondo - i legami con il contemporaneo dibattito classico-romantico.