Libri di Man
Bibliografia di Man: tutti i libri in vendita online editi da La Vita Felice pubblicati nella collana Agape
Posando gli occhi sui rami Manzi Valeria - La Vita Felice, 2017 - Agape
"Posando gli occhi sui rami non è solo il titolo della sua prima raccolta, ma è già una dichiarazione di metodo: lo sguardo. Infatti è proprio tutto nello sguardo che si gioca l'impatto poemático di questo testo: uno sguardo fenomenologico, uno sguardo disarcionato dal reale e immerso violentemente nella leggerezza/impalpabilità del sopralluogo, del sorvolo. Le poesie di Valeria Manzi è come se si sottraessero alla visibilità del contingente, per immergersi - anche come gesto della lettura - in una realtà che si concreziona all'evidenza per sottrazione e per mancanza. Un aggancio che accade anche per inneschi e improvvisazioni, che nulla hanno a che fare con la logica della consequenzialità, con l'ordine deterministico "causa/effetto". Tutto avviene per rigorosa casualità d'attenzione. Le immagini qui sono raccolte dalle evidenze del quotidiano, capaci di trasmigrare in quadri stralunati e funambolici, in prospettive deformate da una usabilità continua. La poesia qui si fa "liquidità" percettiva, singola e autonoma, di un raccogliere il mondo e le sue opere: le sue esistenze." (dalla prefazione di Stefano Raimondi)
La strada e il canneto Mantovani Vittorio - La Vita Felice, 2012 - Agape
La strada e il canneto - La Vita Felice
Il punto in cui si perdono le voci Mantoani Gianluca - La Vita Felice, 2025 - Agape
"Ci sono luoghi che non esistono sulle mappe, ma che tutti attraversiamo. Spazi marginali, fenditure nel tempo, periferie dell'anima. Il punto in cui si perdono le voci non è solo un titolo: è una soglia. Un varco in cui il linguaggio a tratti si frantuma, si ricompone in sequenza immaginale, inattesa, e resta solo il battito di un'esistenza che cerca di farsi sentire comunque, ostinatamente, nella crepa. In questi testi si riconosce una poetica della resistenza: umana, essenziale. Una scrittura che non decora, ma denuda. Che non afferra il mondo con le mani, ma lo ascolta cadere. O forse restare. In silenzio. In attesa. L'autore, che si muove con naturalezza nei territori della filosofia, della storia e dell'antropologia del sacro, costruisce un mondo poetico denso di stratificazioni e di rimandi [...] Ma il suo linguaggio resta sobrio, sobrio fino alla ferita. Le parole trattengono il mistero, non lo sciolgono. La voce poetica sembra piuttosto volerlo abitare, ospitare, come si ospita una febbre, una visione, un ospite inatteso. Leggere questo libro non è un esercizio letterario, ma un atto trasformativo. Richiede di lasciarsi toccare dai fantasmi, di camminare con i piedi dei migranti, di ascoltare l'invisibile. E forse, anche solo per un attimo, di imparare a vedere da lì." (dalla prefazione di Patrizia Camedda)