Libri di
Bibliografia di : tutti i libri in vendita online editi da Il Mulino pubblicati nella collana Xx Secolo
Una Rivoluzione mancata Pellizzi Camillo - Il Mulino, 2009 - Xx Secolo
Così scrive, nel 1949, Camillo Pellizzi, volgendosi indietro a riflettere sul fallimento dell'esperienza corporativa: la risposta che il fascismo - cui Pellizzi aveva aderito sin dalla prima ora - aveva creduto di poter dare alla crisi della democrazia borghese liberale, e al "mondo nuovo" che, con l'avvento della società industriale di massa, segnava il XX secolo. Su quell'esperienza Pellizzi riflette in solitudine - il fascismo è per lui una storia conclusa, e si è ritirato dalla politica - e riflette da sociologo. Intellettuale alto, di respiro europeo, Pellizzi aveva scelto la risposta del fascismo e si era impegnato attivamente nella politica operativa e culturale del regime; condividendone il progetto di un nuovo ordine sociale che attraverso l'ipotesi organicistica e organizzativa incarnata nelle corporazioni - avrebbe dovuto nelle intenzioni attuare una maggiore giustizia distributiva, una più forte energia ed efficienza di governo, una valorizzazione, nella cosa pubblica, delle competenze delle élites intellettuali, l'aristocrazia del pensiero, i nuovi managers. Sappiamo cosa accadde. Questo volume - testimonianza diretta, lucida, incisiva, di chi quell'avventura visse dall'interno - analizza le ragioni di un fallimento storico. Un documento da non ignorare, che la collana XX Secolo, sottraendolo al paradossale silenzio che lo ha circondato, offre, ripubblicato con una attenta introduzione di Mariuccia Salvati, al lettore odierno.
1789 e 1914. Gli anni simbolici nella storia dello spirito politico Plenge Johann - Il Mulino, 2008 - Xx Secolo
Un testo base della letteratura tedesca di guerra, e insieme un manifesto delle idee che fecero del primo conflitto mondiale una sorta di "scontro di civiltà". Nel febbraio 1916, plaudendo alla rinascita nazionale e alla "tregua interna", Johann Plenge ravvisa nell'evento bellico l'aurora di un nuovo "spirito" che dalla Germania si propaga all'intero mondo industrializzato e che fa convergere in un "nuovo Tutto" le forze dell'economia e dello Stato. La Grande Guerra gli appare densa di significato metastorico: è una "rivoluzione tedesca" destinata ad affossare anche il ricordo della Rivoluzione francese e a rigenerare, nel segno di una integrazione tecnocratica, le ormai sfibrate società dell'Occidente. Contro le "idee del 1789" - libertà, eguaglianza, fratellanza - il nuovo spirito propugna valori antichi - dovere, ordine, giustizia - che però appaiono di estrema modernità non appena il principio etico-pratico dell'organizzazione venga applicato uniformemente sia alla grande industria e alla finanza, sia all'ordinamento politico-istituzionale. Tali sono le "idee del 1914": programma antidemocratico e antimarxista nelle premesse, che però innalza la tecnica a destino dell'umanità, a fattore di liberazione e di potenza.
Il «Popolo dei morti». La repubblica italiana nata dalla guerra (1940-1946) Paggi Leonardo - Il Mulino, 2009 - Xx Secolo
Durante i lavori dell'Assemblea costituente Piero Calamandrei affermò che nel "popolo dei morti", ossia nell'eccezionale tributo di vite umane pagato alla seconda guerra mondiale, si doveva scorgere la più importante fonte di legittimazione della rinata democrazia italiana ed europea. Muovendo da questa prospettiva, il volume di Leonardo Paggi descrive il passaggio alla Repubblica come uno svolgimento storico più corale, e anche più contraddittorio, di quello solitamente prospettato dalla tradizione antifascista, che accentua il ruolo preminente della resistenza armata. Ne viene una articolata, incisiva ricostruzione storica della transizione alla democrazia, che si sofferma anzitutto sulla violenza dei bombardamenti angloamericani, fino ad oggi taciuta nel rispetto del paradigma della "guerra giusta", e sui suoi effetti politici di breve e lungo periodo. Con inedita documentazione di archivio viene poi messo in luce il nuovo senso dei diritti che si diffonde tra le popolazioni più duramente colpite dallo stragismo nazifascista. Paggi respinge inoltre la tesi di un diffuso trasformismo degli intellettuali italiani, rileggendo con sottile sensibilità il ruolo di rottura che la guerra assume nell'opera di Piero Calamandrei e di Eugenio Montale. Ne risulta nitidamente smentita l'immagine di passività suggerita dalla teoria revisionista della "zona grigia", secondo la quale all'8 settembre avrebbe fatto seguito una sorta di sospensione nella coscienza di sé del popolo italiano.