Libri di Marino Vigano
Bibliografia di Marino Vigano: tutti i libri in vendita online editi da Casagrande pubblicati nella collana Itinerari
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- 9791259756510 Dai che non sei rotto
- 9791259756442 (In)solito
- 9791259756107 Come alberi sulla riva del fiume. Itinerario per un cammino di spiritualità
- 9791259755957 Anime di cristi e spose
- 9791259750983 Avventurieri del reale
- 9788851430160 Guida biblico-esegetica di Terra Santa
- 9788815397485 La metafisica di Aristotele
- 9788815397461 Guida allo studio della storia moderna e contemporanea
- 9788815397454 Istituzioni di diritto pubblico della sicurezza
- 9788815397447 La cybersicurezza pubblica
«El fratin mi ynginiero». I Paleari Fratino da Morcote, ingegneri militari ticinesi in Spagna (XVI-XVII secolo) Viganò Marino - Casagrande, 2004 - Itinerari
Nell'area del Mediterraneo della seconda metà del XVI secolo, dove lavorano molti ingegneri militari di origine italiana, un nome compare con maggior frequenza nelle carte di stato sulle fortificazioni di Milano, Cagliari, Pamplona, San Sebastián, Gibilterra, Cadice, Lisbona, Cascais, Orán, Mers-el Khebir, Goletta di Tunisi e di decine di altre piazze: «El fratín», il Fratino ingegnere. O meglio, gli ingegneri, poiché sotto questo soprannome vanno tre fratelli, Giovan Giacomo, Bernardino e Giorgio Paleari Fratino, nonché il figlio e il nipote di questi, Francesco e Pietro, anch'essi tecnici della fortificazione nel primo XVII secolo, nativi «del vurgo de morco lago de lugan Jurisdiçion dela ylustrisima Señoria Subiçera que es en lombardia», cioè di Morcote, presso Lugano. Già a una prima osservazione il loro contributo alla difesa della Spagna e di príncipi alleati in Italia si rivela di straordinario rilievo per quantità di realizzazioni, qualità degli edifici, raffinatezza nella grafica del disegno, razionalità nel concetto strategico. L'indagine più approfondita sui documenti mostra inoltre che Filippo II e i successori si rimettono con totale fiducia al loro giudizio per ispezioni e appalti, come per l'assunzione di funzionari e di mano d'opera comune e specializzata. Anno dopo anno i Paleari Fratino plasmano il sistema difensivo della monarchia e il territorio, cambiando il volto delle città che circondano di baluardi: dopo il loro passaggio sia la geografia urbana sia il paesaggio sono irriconoscibili. Soli intermediari fra loro e Filippo I, il Consejo de guerra e il segretario privato, ma non sempre: illustrano a volte al sovrano in persona il loro parere, ne ricevono ordini, gli mandano rapporti ossequiosi ma fermi quanto al contenuto. A loro «el Rey prudente» risponde con dispacci indirizzati «Al fratin mi ynginiero y capitan ordinario de jnfanteria». Ma dalle carte emergono pure i risvolti della professione: il paragone con l'attività di contemporanei mostra quanto sia importante il loro ruolo nella storia militare, il confronto con l'opera di chi precede e segue mette in luce le esigenze politiche e belliche della Spagna nell'arco di un secolo: la nascita dello «stato» moderno, la Castilla del «Siglo de oro», attraverso la difesa di un unico confine e dei territori su cui esercita un influsso; l'ora della contienda con gli avversari; il declino del potere «de los Austrias». Se la fortezza bastionata è simbolo visibile dell'affermazione dello «stato nazionale», l'attività dei Paleari si può leggere come traduzione nel militare del sogno antico di un impero «cattolico» universale. Prefazioni di Mario Botta e di Luigi Zanzi. Presentazione di Marina Masoni.
Leonardo a Locarno. Documenti per una attribuzione del «rivellino» del castello 1507 Viganò Marino - Casagrande, 2009 - Itinerari
Situato ai margini del centro storico della città di Locarno, nella parte svizzera della sponda occidentale del lago Maggiore o Verbano, l'antico Castello visconteo è stato demolito nel 1532 per ordine dei XII Cantoni sovrani della Confederazione elvetica, impadronitisi della rocca nel 1513. Fra i rari elementi militari non abbattuti dell'edificio sussiste il rivellino, baluardo pentagonale con facce a 90 gradi, un fianco a 45 gradi suddiviso in settori, l'altro fianco incassato nella fabbrica, la gola rivolta al maniero. Le mura, in gran parte a scarpa, con un cordone a separare il parapetto, sono aperte da quattro cannoniere in casamatta, due nella faccia nord, due nella faccia est. I materiali costruttivi sono ciottoli grezzi - del vicino fiume Maggia - per le mura, e pietre modellate con cura per cordone e saliente. La difesa di questo è assicurata da un cofano di scarpa, del quale rimane una feritoia. La planimetria esterna trova riscontro nella distribuzione degli spazi interni, cui si accede ora da una cannoniera a nord trasformata in ingresso: due rami di gallerie casamattate delle quali una piegando a ovest si inoltra nel castello, incardinate su una torre antica inglobata al centro del baluardo. Voltate a botte, la volta delle gallerie è originale e in corrispondenza di ogni troniera si ha una volata per i fumi generati dalla polvere pirica che sbocca perpendicolare nel terrazzo a cielo aperto sopra il terrapieno. Una quinta apertura, più che altro una fessura, si apre inquadrata da stipiti nello spessore della metà superiore del pilastro portante: simile a una porta, è in realtà un'altra volata. Una complessa indagine - qui pubblicata - ha fatto emergere non pochi elementi su datazione, committenza, progetto del baluardo. Fabbricato nell'estate 1507 durante la dominazione Luigi XII di Valois-Orléans, re di Francia, duca di Milano (1499-1513), committente è risultato essere Charles II d'Amboise seigneur de Chaumont, barone de Charenton, governatore di Lombardia, e ingegnere un magister influenzato da protobastioni, ignoti a Milano, messi a punto da Francesco di Giorgio Martini e Antonio e Giuliano da Sangallo fra Marche, Toscana, Stato pontificio e regno di Napoli. Johann Rudolf Rahn, storico dell'arte del Canton Ticino, ha constatato già nel 1894: «Questa costruzione ricorda un disegno fatto da Leonardo da Vinci in un manoscritto della "Bibliothèque de l'Institut"». Documenti e indizi lasciano intendere che la sua intuizione è assai verosimile, e che il «rivellino» del castello di Locarno potrebbe rivelarsi il solo edificio leonardesco tuttora integro al mondo. Prefazione di Pietro Cesare Marani. Presentazioni di Carla Speziali e Marco Borradori.
Petrus Morettinus Tribunus Militum. Un ingegnere della valle Maggia all'estero. Pietro Morettini (1660-1737) Viganò Marino - Casagrande, 2007 - Itinerari
Questo libro ricostruisce in base alle fonti archivistiche la biografia dell'ingegnere militare svizzero Pietro Morettini (Cerentino 1660 - Locarno 1737) nei cinque periodi in cui può essere suddivisa: prime opere in Franca Contea, in Alsazia, nella piazzaforte di Namur (I677-'95); fortificazioni nei Paesi Bassi (I696-1702); opere idrauliche nel baliaggio di Locarno, apertura della galleria dell'«Urnerloch» in Orsera (1703-'08); fortificazioni nei Cantoni sovrani della Confederazione (1708-'17); fortificazioni, opere idrauliche, strade nella repubblica di Genova e nel regno di Corsica (1717-37). Vi sono descritti: nascita, ambiente di provenienza, tradizione familiare quale artigiano nelle fabbriche e nei cantieri di architettura civile e militare; emigrazione all'estero nella Francia di Luigi XIV e formazione sul campo, esecuzione di progetti di altri ingegneri contemporanei; passaggio al servizio dei Paesi Bassi indipendenti, grado e funzioni ricoperti, costituzione del proprio nucleo familiare; rientro a Locarno, offerte d'impiego nel Piemonte, nella repubblica di Venezia, in Russia e nello Stato pontificio; pretese di ammissione al comune «Borghese» di Locarno; attività militare dei figli. E stato così possibile precisarne la partecipazione a progetti e fabbriche a Besançon (1677-'87), Landau (1688- '91) e Namur (1692- '96); a Bergen op Zoom, Grave, Nimega e Steenbergen (1697-1702); in val d'Orsera (1707-'08); a Friborgo, Soletta, Rapperswil, Baden, Bremgarten, Lucerna (1708-'I4); a Savona, La Spezia, Novi Ligure, Gavi, Sestri, Bonifacio, Ajaccio e Calvi (1717-'36). E inserire la biografia di Morettini fra quelle di Domenico Pelli (I657-1728) e Domenico Trezzini (I670-1734), ultimi ingegneri autodidatti provenienti dalla Lombardia svizzera che si affermano nel servizio estero. Ne sono emersi elementi significativi sull'apprendimento, da parte di un edile militare della tradizionale scuola «italiana», degli elementi delle più aggiornate palestre di fortificazione «francese», «fiamminga» e «olandese»; e sulla circolazione dei modelli dall'Europa del nord a quella mediterranea anche tramite l'apporto di Morettini e della sua cerchia, in particolare durante il periodo svizzero e quello genovese. Un apporto che, forse modesto rispetto a quelli di altri predecessori e contemporanei, contribuisce però a marcare il declino, anche in Italia, dei modelli poliorcetici nazionali. Soprattutto ne è uscito il ritratto di un formidabile scalatore sociale, da semplice scalpellino ed entrepreneur a direttore generale delle fortificazioni, da soldato a ufficiale superiore, da modesto «patrizio» di una valle laterale della Lombardia svizzera a proprietario terriero nel borgo di Locarno, sul lago Verbano. Un percorso studiato e seguito, si intuisce dai documenti, in modo meticoloso, profittando di circostanze uniche e in seguito irripetibili e usando in maniera astuta ed efficace tutte le risorse a disposizione: dalle parentele al denaro, dalla professione militare alle relazioni influenti. Presentazioni di Luigi Pedrazzini, Silvano Leoni, Carla Speziali.