Libri di Francesco Viola
Bibliografia di Francesco Viola: tutti i libri in vendita online editi da Clean di Genere Architettura
La fabbrica degli ingegneri. Architettura, arte e costruzione del Politecnico di Napoli Viola Francesco - Clean, 2021 - Senza Collana
Il progetto della Facoltà di Ingegneria di Napoli è un'esperienza unica nel panorama dell'architettura europea del dopoguerra, un'opera importante nella biografia artistica del suo principale artefice, Luigi Cosenza, ma altrettanto significativa per la comunità di tecnici e artisti che l'hanno condivisa e portata a compimento grazie a una rara capacità di "fare squadra", di mettere da parte gli interessi individuali in favore dell'istituzione. La parola "fabbrica", nel suo significato più comune, indica un edificio destinato alla produzione ed è sembrata adatta a definire la scuola dove si formano le nuove generazioni di ingegneri. Il libro, oltre che descrivere, attraverso un ricco repertorio di disegni e documenti, un'opera d'architettura non ancora abbastanza conosciuta, racconta la storia esemplare della sua costruzione e i suoi tanti protagonisti. I protagonisti di questo libro sono dunque loro, gli ingegneri e i professori della Facoltà: Luigi Cosenza, Adriano Galli, Michele Pagano, Luigi Tocchetti, Marcello Picone, per citarne solo alcuni. E ingegneri sono stati anche Giovanni Travaglini, dirigente del Provveditorato alle Opere Pubbliche e Gabriele Mucchi, pittore, tra gli artefici delle decorazioni artistiche. Decisivi anche i contributi degli artisti Paolo Ricci, Domenico Spinosa e Eugenio Carmi per le opere d'arte e del paesaggista Piero Porcinai per il progetto interno ed esterno del verde. Scritti di Gaetano Manfredi, Piero Salatino, Jean-Louis Cohen, Pasquale Belfiore, Roberta Amirante.
Spazi in attesa. Infrastrutture e architetture nei territori a rischio Viola Francesco Cocozza Mattia - Clean, 2025 - Le Ragioni Del Progetto
Una parte sempre più consistente di risorse pubbliche è stata destinata in questi ultimi anni alla costruzione di infrastrutture per la difesa dell'ambiente dai rischi naturali e dalle alterazioni prodotte dalla modernità. Queste opere, "in attesa" che si verifichino eventi potenzialmente catastrofici, trasformano ampi brani di paesaggio, alterandone nel lungo periodo le vocazioni e mutandone nell'immediato la percezione. Dal punto di vista dell'architettura, l'orizzonte temporale con cui queste particolari infrastrutture si confrontano, per quanto vago ed imprevedibile, rappresenta un nodo cruciale: l'attesa genera una tensione palpabile tra le forme possenti e rassicuranti delle opere di difesa e il pericolo incombente, ma offre anche lo spunto per immaginare una dimensione progettuale nuova, centrata sulle sorprendenti qualità spaziali di questi luoghi. È possibile ipotizzare che nel tempo dell'"attesa" queste opere possano essere utilizzate per migliorare l'ambiente, la vita delle comunità e, perché no, anche la "bellezza" del paesaggio? A questa domanda cerca di rispondere il libro, proponendo una raccolta ragionata, seppur provvisoria e incompleta, di progetti che affrontano diverse forme di rischio. Dalle barriere antimarea agli argini contro le inondazioni fluviali, dai muri frangivalanga ai diaframmi antitempesta: l'atlante degli spazi "in attesa" mette in tensione alcuni esempi tratti dalla tradizione della città con le più recenti declinazioni dell'ingegneria ambientale.
Tracciati di ferro. L'architettura delle ferrovie e l'invenzione del paesaggio moderno Viola Francesco - Clean, 2016 - Le Ragioni Del Progetto
I profondi tagli prodotti dall'avanzare del treno nel territorio non sono solo l'esito di uno straordinario sforzo tecnico della modernità per adeguare lo spazio abitato alle necessità della civiltà industriale, ma anche l'opportunità per ridefinire profondamente l'immagine del paesaggio, scoprendo luoghi sinora irraggiungibili e guardando con occhi nuovi quelli già conosciuti. La dismissione di una parte consistente del patrimonio ferroviario più antico, costituito da migliaia di chilometri di binari e un sistema stupefacente di opere che hanno fatto la storia dell'ingegneria, pone oggi la questione di una riconversione compatibile con la salvaguardia dell'identità dei luoghi, evitando la banale omologazione che sembra oramai caratterizzare ogni parte del territorio. Se si rifiuta l'idea che il paesaggio debba ridursi a un'immagine statica e astratta al di fuori del tempo, la riqualificazione delle ferrovie dismesse non può certo proporsi di ricostruire le condizioni originarie, come se l'abbandono e i suoi segni non fossero mai sopravvenuti. Il progetto deve invece fare qui i conti anche con ciò che di non programmato, di spontaneo, talvolta di non gradevole e poco rassicurante si è sovrapposto alle condizioni originarie e usarlo come una risorsa positiva. È questa una condizione nuova per l'architettura, che richiede approcci e strategie più sofisticate che in passato.