Libri di Acidini

Bibliografia di Acidini: tutti i libri in vendita online editi da Pacini Editore

LIBRO  

Le ville e i giardini di Castello e Petraia a Firenze Acidini Luchinat Cristina  Galletti Giorgio   -  Pacini Editore  -  Arte

Le ville e i giardini di Castello e Petraia a Firenze - Pacini Editore

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DETTAGLI
LIBRO   9788869957796

Raffaello Acidini Luchinat Cristina   -  Pacini Editore, 2021  -  Arte

«Che Raffaello Sanzio da Urbino fosse un uomo fuori dall'ordinario e un artista prodigioso, lo capirono subito i contemporanei, a partire dai signori urbinati delle dinastie Montefeltro e Della Rovere, per continuare con le famiglie nobili e mercantili dell'Italia Centrale, i committenti ecclesiastici d'ogni rango fino ai pontefici, i curiali, i letterati umanisti e poeti. Era perfino in buoni rapporti con artisti di vari stati italiani, come provano i documenti oltre che i racconti dei biografi: fatto, questo, raro e rimarchevole in un ambiente fortemente competitivo, animato da rivalità personali. La sua capacità artistica, quanto mai versatile e universalmente riconosciuta, poté esprimersi ai massimi livelli anche grazie all'affabilità del suo carattere, che lo agevolò nello stringere relazioni di colleganza e di amicizia. Addirittura Paolo Giovio (il coltissimo monsignore comasco che visse a Roma a partire dal 1512, quando Raffaello era all'apice della sua carriera sotto Giulio II e Leone X), nello scrivere di lui la Vita in latino a pochi anni dalla morte nel 1520, mise acutamente sullo stesso piano il talento professionale e l'abilità sociale: "La grande intimità coi potenti, conquistata con un costume tutto civiltà e cortesia, gli procurò fama non meno dell'eccellenza delle sue opere" (Giovio ed. 1999). Fu poi il sommo biografo degli artisti, Giorgio Vasari, ad affermare in via definitiva la grandezza di Raffaello, di volta in volta definito "miracoloso", "eccellente", "grazioso" e "graziosissimo", da collocare tra i massimi innovatori e padri della 'maniera moderna', con Leonardo da Vinci e Michelangelo Buonarroti...» (Dall'Introduzione)

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LIBRO   9791254861097

Botticelli. Ediz. illustrata Acidini Cristina   -  Pacini Editore, 2023  -  Arte

«Per l'artista Sandro di Mariano Filipepi, universalmente noto col soprannome di Botticelli o "di Botticello" coniato per il fratello maggiore Giovanni e trasferito a lui, parla il suo ricchissimo corpus di dipinti, comprendenti anche disegni e opere d'arte applicata di sua invenzione, che annovera alcuni tra i capolavori più noti dell'intera civiltà artistica occidentale. Al contrario, per l'uomo Botticelli le testimonianze sono sporadiche, indirette e sufficienti a suggerire soltanto qualche tratto della sua personalità. Sono note però molte contingenze esteriori della sua vita non breve, dalla nascita nel 1445 alla morte il 17 maggio 1510, grazie alle ricerche archivistiche intraprese ai primi del Novecento da Percy B. Horne e ampliate ai nostri giorni da attivi e perspicaci ricercatori quali Alessandro Cecchi e Louis Waldman. La famiglia Filipepi, costretta più volte a cambi di casa, dal 1464 si stabilì in Via Nuova d'Ognissanti (oggi del Porcellana), nel popolo di Santa Lucia, nel gonfalone Unicorno, nel quartiere di Santa Maria Novella, una zona sviluppata specialmente intorno all'attività della congregazione degli Umiliati in San Salvatore in Ognissanti, dedita alla lavorazione del vetro e soprattutto, anche grazie alla vicinanza del fiume Arno, della lana. Le vicende dei Filipepi sono state ricostruite attraverso documenti fiscali, come le portate al catasto - l'equivalente delle odierne dichiarazioni dei redditi - e atti notarili. Mariano era "galigaio", ovvero conciatore di pelli, in botteghe in affitto in prossimità del fiume. Dalla moglie Smeralda ebbe i figli Giovanni detto Botticello (sensale presso il Monte delle Doti), Lisa, Antonio (orafo, battiloro e altro), Beatrice, Maddalena, Simone (mercante) e infine Sandro, che, definito "malsano" nell'adolescenza, dopo l'istruzione di base sarebbe stato messo a imparare le arti. Il talentuoso ultimogenito non lasciò mai il nucleo familiare, anche dopo l'emancipazione nel 1481, svolgendo a lungo la sua attività in ambienti della casa paterna, come riferito dal padre nella sua ultima portata al catasto nel 1480: "è dipintore e lavora in chasa quando e' vole"...» (l'Autrice)

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