Libri di Gino Agnese
Bibliografia di Gino Agnese: tutti i libri in vendita online editi da Rubbettino
Marinetti - Majakovskij. 1925. I segreti di un incontro Agnese Gino - Rubbettino, 2019 - Zonafranca
Un grande scenario: quello dell'Exposition Internationale des Arts Décoratives et Industriales Modernes a Parigi nel 1925, che rilancia il décò e richiama il meglio del nuovo che si fa nel mondo. Architettura, arte, arts appliqués à l'industrie, pubblicità. E artisti, letterati, esponenti dell'import-export, scenografi, registi, gente di teatro. Un tavolo per tre in un ristorante di rue Saint Honoré, il 20 giugno. A cena, Marinetti, Majakovskij ed Elsa Triolet, giovane scrittrice russa. Il fondatore del Futurismo e il "poeta dell'Ottobre rosso" si erano incontrati soltanto una volta, Mosca 1914. Quali motivi li inducono a un vis-à-vis undici anni dopo? Da allora, c'è stata di mezzo la "grande guerra". La rivoluzione dei bolscevichi ha vinto in Russia, il futurista Majakovskij era sulle barricate. In Italia c'è il fascismo, Marinetti tra i fondatori. Entrambi però sono delusi dalle proprie passioni politiche. Prima del vis-à-vis, Majakovskij dà un'ultima occhiata a un questionario battuto a macchina. Sono domande per Marinetti, volte a conoscere l'evoluzione del suo rapporto con il fascismo. Chi ha scritto quelle domande in sequenza? Potrebbe averle dettate un ministro di Lenin e di Stalin, un innamorato dell'Italia, un estimatore di Marinetti. Quale ruolo gioca a quel tavolo la giovane russa? Elsa Triolet (diventerà famosa scrittrice in Francia) è la devota sorella della celebre musa di Majakovskij, Lili Brik, fine intellettuale inserita nel regime e, al momento, amante di Agranov, vice capo del servizio segreto sovietico. Lili prepara un viaggio in Italia. Farà i fanghi a Salsomaggiore, andrà a Parma a osservare Mussolini da vicino. Sarà a Roma il giorno dopo il mancato attentato di Zaniboni al Duce.
Il colbacco di Boccioni. Un lungo filo russo Agnese Gino - Rubbettino, 2025 - Zonafranca
Boccioni non faceva mistero del lungo soggiorno in Russia, però ne parlava per frammenti e vagamente, sempre tacendo di Augusta. Tutto finì nel silenzio dopo la sua morte. Fu come svanita quella lontana estate Nel 1906, tre anni prima che Marinetti fondasse il Futurismo, Umberto Boccioni partì da Parigi per la Russia in agosto e tornò in Italia nei primi giorni di novembre. Aveva ventiquattro anni, era un pittore sconosciuto, seguì una giovane signora russa, la sua amante, che assieme al marito tornava a Tzaritzyn, Basso Volga. Fu il viaggio della vita, nel "paese più grande", ancora favoloso nello sguardo occidentale benché insidiato dalla "prima rivoluzione" e sconfitto dal Giappone. E nulla o quasi si seppe di quel viaggio. In queste pagine se ne parla approfonditamente per la prima volta anche per meglio indagare le successive relazioni d'arte di Boccioni, avvenute nei primissimi anni Dieci. Relazioni per lo più mediate da occasioni espositive o da incontri con artisti dell'avanguardia russa da Archipenko ad Aleksandra Ekster. Nel suo libro L'arciere dall'occhio e mezzo Benedict Livsic, testimone autorevole, dice che per i russi il futurismo italiano fu Boccioni. D'altro canto nel cammino di Boccioni compaiono sovente russi e russe. L'artista non avrebbe fatto il suo quadro più grande e più noto, La città sale, se una famosa filantropa di Milano, Sasha Ravizza, non l'avesse aiutato. E non avrebbe dipinto Le tre donne se non avesse visto, almeno in riproduzione, la Trinità angelica di Rublev.