Libri di Magnaghi Alberto

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Alberto Magnaghi, architetto urbanista, è professore emerito presso l’Università di Firenze, dove coordina l’Unità di ricerca «Progetto bioregione urbana» (probiur), ed è presidente della Società dei territorialisti e delle territorialiste.
È progettista di diversi piani urbanistici, territoriali e paesaggistici a carattere strategico, integrato e partecipativo per la produzione sociale del territorio e del paesaggio.
Ha coordinato progetti di ricerca e laboratori sperimentali per il ministero dell’Università e per il cnr sullo sviluppo locale autosostenibile, la rappresentazione identitaria del territorio, il «progetto di territorio» e la «bioregione urbana» (1986-2014).
Tra i suoi ultimi saggi: La Biorégion urbaine. Petit traité sur le territoire bien commun (2014), Coscienza di classe e coscienza di luogo (con G. Becattini, 2015), La Conscience du lieu (2017), Patrimonio territoriale e coralità produttiva. Nuove frontiere per i sistemi economici locali (con G. Dematteis, 2018), Luoghi, patrimonio, paesaggio (2019) e The Urban Bioregion in the Territorialist Approach (2020). Ha inoltre curato i volumi: Territorio bene comune (2012), La regola e il progetto. Un approccio bioregionalista alla pianificazione territoriale (2014) e La pianificazione paesaggistica in Italia. Stato dell’arte e innovazioni (2016). Per Bollati Boringhieri ha pubblicato Il progetto locale. Verso la coscienza di luogo (2000, n. ed. 2010).

Un'idea di libertà. San Vittore '79-Rebibbia '82 libro
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LIBRO   9788865481042

Un'idea di libertà. San Vittore '79-Rebibbia '82 Magnaghi Alberto   -  Deriveapprodi, 2014  -  Narrativa

"Paura dell'ignoto? Paura dell'autorità? Della violenza potente dello Stato? Mostruosità del deterrente di violenza della divisa sulla persona nuda? Non so. Forse tutto ciò investe il concetto di sicurezza: ciò che all'esterno del carcere è introiettato nelle regole e nei rapporti sociali che rendono 'sicura' la vita quotidiana. Il carcere è sottrazione totale del concetto di 'sicurezza'. Non si dà contratto. Non si danno punti di fuga. Forma di dominio allo stato puro, non mediato da finalità produttive, né culturali, né di consumo. La reazione emotiva si attenua solo quando, dopo lungo tempo, lo stimolo esterno viene introiettato nella quotidianità. Come un evento 'normale', come la battitura delle sbarre quando inizia a far parte di un paesaggio conosciuto, a suo modo rassicurante. Così mi appresto a desiderare l'introiezione del paesaggio umano, sonoro e dello spazio coatto come normalità. Si desidera - perversione totale dell'istinto di sopravvivenza! -l'annullamento di sé, il non provare emozioni; poiché le emozioni sono comunque dominate dal panico, dalle necessità di difesa, dallo stato di allarme. Forse qui si verifica allo stato puro, entro un rapporto sociale non mediato dalle istituzioni e dal lavoro, ciò che in altre istituzioni avvolge il rapporto di dominio e di annientamento in forme più complesse e accattivanti..." Prefazione di Alberto Asor Rosa. Postfazione di Rossana Rossanda.

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