Libri di Alvarez
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L'arte della finzione Alvarez García Gonzalo - Pungitopo, 2019 - Delta
"Fingere è dare a vedere il contrario di ciò che si ha in cuore. Non affermare il falso, ma nascondere il vero. Si finge per il piacere di trarre l'altro in inganno, ma anche per salvare la vita o le idee. Si può morire per un'idea. Nel Seicento gli Inquisitori erano i guardiani delle idee. Il libero pensatore che si discostava dal pensiero ufficiale, doveva scegliere tra il rinnegare o morire. O ricorrere alla finzione. [...]. Il protagonista dell'Arte della Finzione, Domenico, pittore di Toledo, era cresciuto a Creta, nelle vicinanze di Cnosso, tra favole antiche e miti gloriosi. Prima di giungere a Toledo, aveva soggiornato a Venezia e a Roma, cibandosi di Arte, di libertà e di delizie. La Toledo del Seicento era una città incantata e terribile. Vicino all'Alcazar c'era il palazzo del Grande Inquisitore, da dove venivano diramate per tutto l'Impero le severissime norme tridentine che regolavano persino il battito dei cuori. Le guardie inquisitoriali passeggiavano giorno e notte per le strade del quartiere moresco di Zocodover, intimorendo le bancarelle dei venditori. Al loro apparire i mercanti ebrei si facevano il segno della croce e recitavano devotamente l'Ave Maria. Domenico dovette giostrare con la temibile fede castigliana. Aveva il cuore pieno di amore, di forme spasmodiche, di colori sublimi e di idee pericolose. Per fugare i sospetti di eresia e difendere l'Arte si finse strabico. Per salvare l'amore riempì le chiese con i ritratti dell'amante Jerònima, vestita da Madonna, costringendo i toledani ad inginocchiarsi ai suoi piedi. [...]" (dalla Prefazione)
Dios a la vista! Alvarez García Gonzalo - Pungitopo, 2013 - Il Cinabro
Dios a la vista! è un saggio critico sulla religione, ma è anche il racconto del lento 'itinerario' che, da 'ministro della fede' cattolica, portò Garcia alla laicità. "Lasciati gli ambienti del seminario e dell'università, mi trovai a dover combattere contro domande fastidiose su Dio, sulla fede, sulla ragione, sulla libertà, sulla giustizia, sulle chiese, ecc., che s'insinuavano nella mia mente di sacerdote senza essere invitate. Mi trovavo allora ben armato di 'citazioni scolastiche', di bibliografia solida, di apparati critici... Ma la risposta alle domande intruse non venne dal corredo critico che mi ero portato dall'università, bensì dalla vita, dal mescolarsi della mia vita con la vita degli altri, dallo sforzo che giorno dopo giorno dovetti fare per dare a quelle domande una mia risposta. Per questo offro ora all'eventuale lettore quelle stesse domande che bussarono alla mia porta senza la rispettabilità dell'erudizione. Se qualcuno le leggerà, saprà accettarle o rifiutarle da solo. Troverà anche lui la risposta alle proprie domande. E poiché, a quanto sembra, l'umanità non sa vivere senza Dio, forse, un giorno o l'altro, avremo una teologia laica".