Libri di Corrado Alvaro
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Prossime uscite di Corrado Alvaro
Libri previsti in uscita su Unilibro.it:
- 9788830155404 Quasi una vita
Un Paese e altri scritti giovanili (1911-1918) Alvaro Corrado Teti V. (Cur.) - Donzelli, 2014 - Saggi. Arti E Lettere
Questo volume nasce da un ritrovamento e dalla scoperta di una fraterna amicizia: è infatti tra le carte conservate nel Fondo Lico, l'archivio di un compagno di liceo del giovane Alvaro a Catanzaro, che è stato rinvenuto "Un paese". Tentativo di romanzo, la primissima prova narrativa del grande scrittore sino ad ora inedita. Consegnato all'amico Domenico Lico nel 1940 dallo stesso Alvaro, ma scritto a Livorno nel 1916, tra un'operazione chirurgica e l'altra, a seguito delle ferite riportate in combattimento nella Grande guerra, "Un paese" si rivela un'anticipazione di tante tematiche e atmosfere alvariane: prima su tutte, l'attenta, quasi etnografica e diaristica descrizione dell'ambiente sociale e umano del suo paese d'origine, con riferimenti all'universo popolare e alle culture alimentari, con la narrazione di vicende che ricordano la storia d'amore tra il padre e la madre, inizialmente contrastata dal nonno materno. Si tratta di un nucleo narrativo importante, che lo stesso Alvaro descriverà più tardi come una prima prova del suo capolavoro, "Gente in Aspromonte". Oltre a "Un paese", il volume contiene una selezione dei testi più interessanti emersi dal Fondo Lico, che si è rivelato un tesoro di materiali preziosi, tutti scritti tra il 1911 e il 1916.
L'Italia rinunzia? 1944: il Meridione e il Paese di fronte alla grande catastrofe Alvaro Corrado - Donzelli, 2011 - Saggine
Corrado Alvaro scrisse questo pamphlet nel 1944, "l'anno più tragico della nostra storia". La sua pubblicazione avvenne dapprima a puntate sul "Popolo di Roma". L'Italia era nel pieno di un'aspra guerra civile, lacerata dalla drammatica contrapposizione tra il Sud liberato e il Nord sotto il tallone dell'occupazione tedesca. Il conflitto tra le due parti del paese, "latente fin dalle origini dell'assetto nazionale", stava ormai arrivando alle soglie della sua "estrema manifestazione". Vent'anni di fascismo avevano disperso e mortificato "la solidarietà e il patriottismo", avevano avvilito "il senso della responsabilità individuale", procurando un sentimento diffuso di passività e di rassegnazione. Sul banco d'accusa di Alvaro sono le classi dirigenti post-unitarie, che con i loro errori e i loro cinismi hanno radicato l'idea di uno Stato nemico. La verità è che a tutti i potenti che si sono susseguiti al comando nel corso della storia recente del paese "non è mai importato che l'Italia avesse un popolo più o meno civile, più o meno costituito in nazione". Particolarmente penetrante, a questo proposito, l'analisi della situazione del Mezzogiorno, in cui lo scollamento tra popolo e classi dirigenti si traduce in un parassitismo sempre più profondo e nocivo per l'intero paese. Alvaro, infatti, "è per le autonomie, per il fare da sé, il saper fare da sé", rileva Mario Isnenghi nella sua introduzione.