Libri di Anton
Bibliografia di Anton: tutti i libri in vendita online editi da Nuovadimensione
Io non voglio fallire. Un'imprenditrice in lotta per salvare la propria azienda Antoniazzi Serenella Cozzarini Elisa - Nuovadimensione, 2015 - Frecce
Per Serenella il lavoro è tutto. Già da bambina gioca tra le mura del capannone costruito da suo padre, mattone su mattone; a sedici anni comincia a lavorare nell'azienda di famiglia, archiviando le aspirazioni personali; maggiorenne si ritrova con cinquanta milioni delle vecchie lire in cambiali, proprietaria a metà della ditta. L'impresa - una piccola azienda che si occupa della levigatura del legno - cresce progressivamente. Nel 2008 si avvertono i primi sentori della crisi, ma la ditta resiste: attinge ai risparmi, mantiene i posti di lavoro. Nel 2011 importanti commesse da parte di un grosso committente portano nuova linfa e fanno girare la produzione. Nel 2012 l'amara sorpresa: un'enorme mole di lavoro, già fatto e consegnato, non viene pagata. Si innesca un meccanismo perverso di insoluti, posticipi, acrobazie bancarie. Dopo qualche mese Serenella, disperata, scrive a un quotidiano locale: cerca aiuto, l'appoggio di qualcuno, di enti, istituzioni, associazioni. La sua lettera è ripresa da "la Repubblica" e colpisce l'attenzione di un imprenditore che aveva appena vissuto un'esperienza analoga. Questi chiama Serenella, la conforta. Sarà lui a impedirle un gesto estremo quando lei scoprirà di essere creditrice di un'azienda improvvisamente fallita, che non la pagherà mai più.
I silenzi della guerra. Prigionieri di guerra alleati e contadini nel Veneto orientale (1943-1945) Antonel Lucia - Nuovadimensione, 1995 - Studi Territoriali
In questo volume viene presentata una ricerca sulla presenza di prigionieri di guerra alleati nel Veneto Orientale, nel periodo che va dal settembre del 1943 all'aprile del 1945. Oltre che dai contributi forniti da alcuni dei prigionieri che hanno vissuto la vicenda in questione, la ricerca è arricchita dalle testimonianze di quelle che sono state le vere protagoniste di questa storia: le famiglie di contadini che allora popolavano le nostre campagne. È risaputo quale contributo i contadini abbiano dato alla Resistenza aiutando i partigiani; ciò che è meno noto, o meglio ciò che in tutti questi anni è sempre stato dimenticato, è l'assistenza data dagli stessi ai disertori italiani e ai numerosissimi prigionieri di guerra alleati dalle più svariate nazionalità che, dopo l'8 settembre, si ritrovarono a girovagare per le nostre campagne, alla ricerca di un nascondiglio che li sottraesse alla cattura dei fascisti e dei Tedeschi. Forse uno dei motivi per cui sino ad ora questo capitolo di storia non ha trovato uno spazio, se non marginale, nel grande libro della Resistenza, è da attribuirsi al fatto che, apparentemente, ospitare e sfamare degli uomini in pericolo non implicava alcun pericolo. Ma non vi era forse eroismo nella perseveranza con cui i contadini protessero i prigionieri, pur essendo a conoscenza dei gravi rischi che la loro attività comportava? Non c'era solo eroismo, ma anche tanto coraggio e umiltà nel portare avanti, giorno dopo giorno, una situazione che da un momento all'altro poteva precipitare. E per non farla precipitare bisognava tacere, affinché non trapelasse il segreto di quelle presenze clandestine. In altre parole bisognava stare in silenzio... di qui "I silenzi della guerra".