Libri di Berti
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Fonetica storica di un dialetto romagnolo, proposte di grafia Berti Enrico - Il Ponte Vecchio, 2024
In questo libro, Enrico Berti indaga l'evoluzione fonetica del dialetto della Romagna nord-occidentale. Sono perciò escluse sia la Romagna del sud-est (cioè i territori che vanno da Cesena ai confini con le Marche), sia la Romagna montanara, poiché entrambe queste aree presentano soluzioni evolutive diverse da quelle del dialetto dell'autore. Il saggio si fonda sulla convinzione che in quella parte della nostra regione che viene detta "Bassa Romagna" o "Romagna estense" (grosso modo il circondario di Lugo) e che di lì si irradia verso Ravenna, Forlì, Faenza, Imola, pur con le innumerevoli differenze lessicali e fonetiche, da paese a paese, ci sia, almeno dal punto di vista evolutivo, una certa concordanza che la distingue dalla Romagna del sud-est (Cesenate, Riminese, San Marino) e dai dialetti della montagna. Con questo lavoro si vuol dimostrare che il dialetto romagnolo preso in esame, anche dal punto di vista dell'evoluzione fonetica (oltreché grammaticale, vedi la grammatica di Ferdinando Pelliciardi e quella più recente di Franco Ponseggi), rappresenta una "lingua organica", che segue un percorso evolutivo rigoroso. È una lingua vera, con una sua autonomia, con regole che in massima parte vengono rispettate, e non un guazzabuglio informe o un italiano scorretto o corrotto o storpiato dalle classi culturalmente più arretrate: parlare in dialetto è per un dialettofono un processo spontaneo e non necessita di un insegnamento scolastico. Un analfabeta non sa né leggere e né scrivere, ma impara a parlare qualsiasi lingua applicando inconsciamente regole che non conosce. Al contrario scrivere e leggere il dialetto ha sempre costituito un problema anche per la difficoltà di rappresentare graficamente i vari suoni vocalici e per la carenza di una corretta competenza grammaticale e fonetica. Prima delle ricerche di Friedrich Schürr risalenti ai primi decenni del XX secolo gli unici cenni di fonetica sono rappresentati dalle proposte di trascrizione delle vocali e delle consonanti ad opera dei due maggiori vocabolaristi dialettali ottocenteschi, il Morri e il Mattioli, i quali, pur ricorrendo a segni diacritici non sempre concordanti con quelli di norma usati dagli autori moderni, rivelano una fonetica sostanzialmente equivalente a quella del dialetto novecentesco.
Le parole del corpo umano. Viaggio nei termini dialettali della medicina popolare di Romagna Berti Enrico - Il Ponte Vecchio, 2013 - Ursa Major
Il libro di Enrico Berti si propone come una enciclopedia delle migliaia di parole del dialetto romagnolo che riguardano salute e malattia. Il primo impulso dell'autore è stato l'amore per le parole dialettali, in particolare quelle relative al suo lavoro di medico, data la loro intensa capacità di significare: uno sforzo formidabile, durato più di trent'anni, nell'impegno ad ascoltare i pazienti e a interrogare i colleghi, gli amici e molti dei cultori delle tradizioni. Passano così, e solo per esemplificare, vocaboli e modi di dire che si riferiscono al pazzo, allo sciocco, al vecchio o all'aspetto esteriore del malato e del moribondo; altrettanto sbalorditiva è la schiera di termini dialettali che descrivono viso, naso, denti, voce, fino alle parti più nascoste, quali le natiche e i genitali. Senza contare i riferimenti alla "medicina popolare", ai proverbi, ai modi di dire che si riferiscono alle varie patologie, fino alle parole della magia, della stregoneria e delle credenze popolari.
Il pollaio della nonna Berti Enrico - Il Ponte Vecchio, 2008 - Romandíola
Come ha mostrato Mircea Eliade e come Cesare Pavese ha mostrato di credere in alcuni suoi capolavori, esistono nella vita di ciascuno di noi luoghi mitici, nei quali vivemmo emozioni ed esperienze memorabili che per segreti percorsi definirono una volta per sempre quel che per sempre saremo. Tra questi "luoghi" hanno un particolare rilievo quelli dell'infanzia, nelle cui stagioni percorremmo incantati le strade del mondo, alla scoperta della vita e degli uomini. Ora, spesso, ne rievochiamo i giorni, consapevoli che convocarli di nuovo presso di noi significa dare un senso alla nostra vita, illuminare i sentieri misteriosi che ci hanno portato fin qui. È in queste dimensioni che si muove il bel racconto di Enrico Berti, che nei cassetti tarlati e polverosi di un vecchio mobile di famiglia ha visto attivarsi una macchina del tempo, che lo ha condotto alla sua infanzia, nelle campagne della bassa Romagna, e agli uomini e alle donne di quella sua vita remota.