Libri di Giovanni Bonavia
Bibliografia di Giovanni Bonavia: tutti i libri in vendita online editi da Fusta Editore
Ritorno a Sfacteria. Le profezie di Santorre Bonavia Giovanni - Fusta Editore, 2025
Un vecchio scrittore parte per la Grecia immortale, terra della memoria e del ritorno. Viaggiano con lui il bizzoso furgone arancio e la compagna dall'animo audace. Con sé porta un romanzo mai pubblicato, mai dimenticato: la vita, i giorni di Santorre di Santarosa, nobile saviglianese, patriota risorgimentale, rivoluzionario romantico, uomo d'idee e d'azione. Mentre i luoghi amati tornano a parlare, tutto si tinge di magia: incontri sorprendenti, segni, antiche amicizie che riemergono dai ricordi. E proprio Santorre, l'eroe incompiuto, si fa presenza viva, offrendo all'autore una profezia che cura e trasforma. Il tempo si spezza, le stagioni dell'anima si sovrappongono. Il congedo dalla Messenia non segna la fine ma l'inizio di una nuova fioritura. Un video - fruibile mediante il libro - completa questa esperienza narrativa: sulla rupe di Sfacteria, mentre scorre l'ultima ora della sua vita, Santorre si confessa e ci affida il proprio testamento spirituale. Parole che parlano ancora a chi sa ascoltare.
L'Italia che non c'era Bonavia Giovanni - Fusta Editore, 2025
Il primo volume ripercorre la prima parte della vita di Santorre di Santarosa. Nasce da un'aristocrazia agreste e recente. Savigliano è la sua patria. Cresce in un ambiente giansenista, bramoso di purezza protocristiana. Orfano di madre in tenera età, porta per tutta la vita quella ferita come segno spirituale. Come reazione a questo dolore Santorre divora la biblioteca paterna con crescente foga adolescenziale. Si appassiona all'opera di Rousseau. Quando suo padre, l'integerrimo colonnello Michele Angelo, viene schiantato dall'ingratitudine e dall'ottusità della Corte e della Corona, Santorre sa di aver perso anche l'ultimo baluardo di calore familiare. Subisce poi la delusione del primo amore mancato, Luisa Viancino. Durante il suo viaggio in Italia si conferma in lui l'idea d'una patria perduta e frammentata. Sposa la nobildonna Carolina Corsi di Viano. La sorte gli strappa i primi tre figli. A Torino frequenta l'avanguardia intellettuale tramite la gloriosa e dimenticata Accademia dei Concordi, che conta tra i suoi membri Cesare Balbo, Luigi Provana del Sabbione, Luigi Ornato, Carlo Vidua. Segue le lezioni di letteratura greca dell'abate Valperga di Caluso - cosmologo, matematico, antichista, scopritore di Alfieri. Presso l'abate stringe amicizia con personaggi di vasto respiro europeo e grande rilievo nel nostro primo Romanticismo: Silvio Pellico, Giovanni Berchet, Ludovico di Breme, Federico Confalonieri. Rintocca in Santorre il senso profondo della classicità greca. Nel mutamento dei tempi diviene funzionario napoleonico: è sindaco di Savigliano e sottoprefetto alla Spezia. Quando la Restaurazione cala sul Piemonte Santorre, francofono per nascita, sceglie la lingua italiana come patria spirituale. Nel saggio incompiuto Delle speranze degli Italiani profetizza la rinascita della nazione, mentre il fermento liberale, a Napoli e in Spagna, attende soltanto una scintilla. A Torino la scintilla è lui: Santorre accende la miccia. Il secondo volume vede Santorre di Santarosa protagonista e promotore della Rivoluzione Piemontese del 1821. Atto generoso e temerario, la Rivoluzione è animata da un soffio libertario, ingenuamente puro. Il cuore incrollabile di Santorre viene tradito dall'ambiguità e dai tentennamenti del Principe Reggente Carlo Alberto. Il tentativo fallisce, e subito si apre la via dell'esilio: Svizzera, Francia, Inghilterra. Le ristrettezze economiche lo sfiancano, ma l'Europa gli spalanca l'orizzonte del pensiero: la sua scrittura si fa scarna, essenziale, rivelatrice. La lontananza dalla famiglia è un dolore costante; la nostalgia si tramuta in parola civile e morale. Gode della grande stima del Marchese fiorentino Gino Capponi, finissimo intellettuale dell'Italia che verrà; dello storico ginevrino Simonde de Sismondi. Diviene intimo amico di Ugo Foscolo, a sua volta esule a Londra, che lo ospita a lungo. Santorre trova una provvisoria isola di pace a Nottingham; sceglie tuttavia di tornare alla vita attiva: sente il richiamo della Grecia in rivolta. L'amministrazione provvisoria ellenica, però, non ne gradisce la presenza, e il Conte diventa un semplice soldato greco, anonimo tra i volontari. La limpidezza indifesa di Santorre contrasta con il gioco ambiguo degli interessi internazionali ed ellenici che impongono Lord Byron quale figura paradigmatica del Filellenismo. Le fonti originali, tuttavia, dicono ben altra verità sul ruolo del pur grandissimo poeta britannico. A Sfacteria, il 9 maggio 1825, si compie il destino di Santorre: una morte raccolta, priva di clamori, che non proclama ma testimonia. Così si chiude la parabola di un uomo che, fedele al sogno italiano, trova nell'esilio e nel sacrificio la forma più alta di libertà.