Libri di Yves Bonnefoy
Bibliografia di Yves Bonnefoy: tutti i libri in vendita online editi da Mondadori
L'opera poetica. Testo francese a fronte Bonnefoy Yves Scotto F. (Cur.) - Mondadori, 2010 - I Meridiani
II Meridiano presenta, col testo francese a fronte, l'intera opera poetica di Bonnefoy (dopo una sezione di Scritti giovanili, Movimento e immobilità di Douve, 1953; Ieri deserto regnante, 1958; Pietra scritta, 1965; Nell'insidia della soglia, 1975; Quel che fu senza luce, 1987; Qui dove ricade la freccia, 1991 ; Inizio e fine della neve, 1991 ; La vita errante, 1993; Le assi curve, 2001; La lunga catena dell'ancora, 2008; e infine una sezione di Versi e prose recenti, 2009-2010, appena pubblicati in Francia e inediti in Italia) con l'aggiunta delle più rappresentative prose poetiche - Rue Traversière e altri racconti in sogno (1987) - e di una scelta di Scritti sulla poesia. Alle traduzioni "storiche" di Diana Grange Fiori si affiancano quelle di Fabio Scotto, che da anni segue e accompagna Bonnefoy dandogli voce in Italia. Il Meridiano, alla cui preparazione il poeta ha attivamente collaborato scrivendo appositamente un'autocronologia, si presenta come una sorta di autoantologia (la prima nel suo genere, non solo in Italia). Il commento di Fabio Scotto, ricchissimo di autocommenti editi e inediti, conduce un'analisi minuziosa delle poesie permettendo al lettore di immergersi nell'opera di Bonnefoy e mettendo in luce il fitto reticolo di richiami intertestuali, l'universo artistico di riferimento, le fonti ispirative (spesso iconografiche), i significati simbolici e allegorici, i sottosensi filosofici.
L'ora presente Bonnefoy Yves - Mondadori, 2013 - Lo Specchio
Un grande poeta, una delle voci in assoluto maggiori della poesia del Novecento e contemporanea, giunto al traguardo dei novantanni, prosegue la sua straordinaria avventura intellettuale con un nuovo libro che apre alla meditazione, che coinvolge una serie impressionante di immagini, brandelli di immagini e simboli, che lavora con intatto vigore sulla realtà cangiante della forma e sull'essenzialità di una parola sempre più asciutta e potente, in un tono al tempo stesso solenne e discreto, controllatissimo. Yves Bonnefoy, in "L'ora presente", compone un testo articolato in una serie di componimenti in versi (con prevalenza di sonetti) e di prose poetiche (o veri e propri microracconti lirici) nelle quali sembra veder riaffiorare - o voler recuperare - quelle impressioni o quei bagliori misteriosi, onirici (e rivelatori), che la mente reprime o allontana nel normale tempo di veglia. Il pensiero del poeta si muove liberamente in un intrico di visioni, oscillanti tra ricordo e invenzione, o contemplazione, poiché infatti "la memoria non la smette di rialzarsi", e dove il problema e l'equivoco dell'essere e del non-essere, del senso e del non-senso, che assalgono la nostra epoca, risulta sempre più pervasivo e stringente. Bonnefoy introduce le figure di Amore e Psiche, di Eros e della morte, che diviene, quest'ultima, un'ombra ricorrente, un'immagine di strenua vigilanza, più che di minaccia, che si rinnova quasi di pagina in pagina.
Le assi curve Bonnefoy Yves - Mondadori, 2007 - Lo Specchio
Nella grande poesia di Yves Bonnefoy il senso della morte, e dunque la drammatica consapevolezza della nostra provvisorietà, è un momento ineludibile, ma sempre profondamente calato nel vivo dell'esperienza umana, nel magma polveroso e palpitante della materia e delle sue asperità rugose, della sua "imperfezione", nella quale "la voce lontana" vaga appunto dall'infanzia alla fine dei giorni, pur sapendo di un "male sofferto ancor prima di nascere". "Le assi curve" è un nuovo capitolo dell'opera di Bonnefoy, unanimemente riconosciuta tra le maggiori, più affascinanti e imprescindibili del Novecento europeo, ed è un libro che si scandisce nel ritmo di tre fasi dominanti. La prima è di sapore vagamente elegiaco e bucolico, ed è quella della pioggia d'estate, dell'istante aurorale in cui la natura si manifesta semplice e prodigiosa nell'incanto della luce. Nella seconda fase prevale invece una forte tensione evocativa, al cui centro è la memoria onirica - ma al tempo stesso anche diurna - di un luogo perduto, un luogo di affetti familiari, di giochi dell'infanzia, e della ricerca di una keatsiana simbiosi di Bellezza e Verità. Nella terza fase domina infine la vertigine teologica dell'idea di un Dio ancora cieco e senza volto. Sono temi che fanno di quest'opera una vibrante testimonianza civile del valore salvifico della poesia, in un tempo che troppo spesso, colpevolmente, se ne allontana.