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Anima silvae. Simboli e suoni del bosco sacro Caravella Roberto - Intento, 2015 - Pneuma
Riportare alla luce il senso della sacralità di ogni manifestazione della natura, in quanto matrice simbolica dell'antica sapienza immanente è il senso dell opera. Agli albori di ogni civiltà, con l'avvento del cristianesimo, sospinto dall'eremitaggio, il Bosco Sacro è il luogo privilegiato dell'esperienza mistica. È Logos, il Verbo sacro che manifesta la sua divina onnipresenza negli aromi e nei suoni espressi dalla natura vegetale e animale. Questa devozione per l'ambiente porta l'uomo a riconoscere il Luogo e a consacrarlo con la costruzione di are, altari, fonti lustrali, piccoli sacelli, tabernacoli, templi, chiostri, chiese e abbazie. Manifestazioni fisiche della presenza divina che riunisce e accoglie. Il femminino sacro: la Ma ter Magna, la Sposa, la Vergine Casta. L'Ecclesia attorno alla quale l'umanità da sempre si raduna per invocare proiezione e sostegno e grazia illuminante. Nei boschi di pietra i suoni naturali mutano in voci, canto, preghiera, musica ispirata. Si fanno tramite sublime tra terra e cielo. Al canto stesso della natura, esicasmo sottile del silenzio sonoro, si aggiunge la musica umana ottenuta dal canto ma anche da pietre e legni sacri con cui si costruiscono tamburi, cimbali, flauti, lire, cetre e ogni sorta di oggetto capace di riprodurre, eccitare, veicolare, captare il suono della sfera celeste e al tempo stesso Whemut del divino.
Vairagya Shatakam di Bhartrhari. Testo originale a fronte Carciotto F. (Cur.) - Intento, 2014 - Pneuma
"Shiva luce di conoscenza, vince, dimorando nel cuore degli yoghi che è simile a un tempio, colpendo la notte senza fine dell'ignoranza, apparendo alla fine di circostanze favorevoli, bruciando, come per gioco, il desiderio fremente come una farfalla, brillando coi raggi guizzanti della luna, simili a boccioli, posti a ornamento della sua fronte. Ho percorso luoghi resi inaccessibili da vari ostacoli e non ho ottenuto nessun guadagno. Abbandonato l'orgoglio conveniente alla nascita e alla condizione sociale, ho servito i ricchi, come le cornacchie mi sono nutrito in casa d'altri, privo di orgoglio e in attesa di guadagno. Oh! desiderio che suggerisci azioni malvagie e non sei ancora soddisfatto. Ho scavato la superficie della terra, ho fuso i metalli delle rocce, ho attraversato l'oceano, ho ossequiato diligentemente i re, ho trascorso notti al cimitero colla mente dedita ai mantra e all'adorazione ma non ho ottenuto neppure una conchiglia bucata. Oh! Desiderio possa tu essere soddisfatto! Abbiamo in qualche modo dovuto sopportare discussioni meschine a causa di questa attività servile presso i malvagi, frenando le lacrime, presi in giro da menti vuote, facendo l'anjali a gente istupidita dall'inattività per le troppe ricchezze. E tu, desiderio la cui brama rimane insaziata, per quale altra follia mi fai danzare?" Sono queste le prime quattro strofe dei cento versi della rinuncia di Bhartrhari, il "Vairagya-shatakam, opera molto famosa in India, quasi sconosciuta in Italia.