Libri di Fabio Cavallari
Bibliografia di Fabio Cavallari: tutti i libri in vendita online editi da Il Ponte Vecchio
Cestha: primo salvataggio. Il cavalluccio marino Cavallari Fabio - Il Ponte Vecchio, 2024
Quella che andrete a leggere è la storia del Cavalluccio Marino, e del Cestha, Centro Sperimentale per la Tutela degli Habitat di Marina di Ravenna. Potevano esserci mille modi per raccontare la vita di questo singolare e affascinante animale del mare, ma noi abbiamo scelto una strada bizzarra, fuori dalle righe. Potevamo dare parola ad un biologo marino, ad un giornalista scientifico, a un comunicatore esperto delle acque e dei suoi abitanti. Invece, abbiamo optato per una soluzione più semplice e al contempo fantastica. A parlare è un cavalluccio marino. Abbiamo dato voce a chi voce non può avere, restituendogli l'onore della leggenda che gli antichi greci celebravano su di lui. Lo abbiamo reso moderno, in qualche maniera pop. Questa però è e rimane una narrazione sui generis, fatta di paradossi, domande inevase e aneddoti reali. Potremmo ritenerla un omaggio letterario al cavalluccio marino ma, allo stesso tempo, una modalità per raccontare l'avventura di questo gruppo di ragazzi che a Marina di Ravenna da dieci anni sta facendo un lavoro straordinario con gli animali marini in difficoltà, in via d'estinzione, per l'inquinamento dei mari e per gli effetti accidentali della pesca. Età di lettura: da 6 anni.
Qualcuno è stato fascista Cavallari Fabio - Il Ponte Vecchio, 2019 - Vicus. Testi E Documenti Di Storia Locale
Con una prefazione di Carlo Lucarelli "Qualcuno è stato fascista" è il racconto in presa diretta di uomini che, nati durante il ventennio fascista, hanno vissuto l'infanzia nel tempo della Seconda Guerra Mondiale, confinati e reclusi, come le precedenti generazioni, nello stretto perimetro delle loro terre, entro i limiti arcaici di un feudalesimo rurale sopravvissuto allo Stato moderno. Nel racconto, tratti biografici e comportamenti di protagonisti e comprimari assomigliano, per connotazioni e caratteristiche, a quelli della quasi totalità delle persone che hanno vissuto quell'epoca storica, sicché il libro rappresenta la provincia italiana nella sua interezza, nel nostro caso quella collinare e montana, lontana dagli scalpori delle grandi città: un luogo nel quale le bombe e le mine non potevano avere altri colori se non quelli della morte e della miseria, dell'analfabetismo e della soggezione. Nello sfondo di fascismi accettati e negati, il libro ci propone un intero mondo, seguendo nella sua esemplarità - tra saggio e racconto - il cammino drammatico, graffiante, deciso e controcorrente di un uomo che dà voce alla propria memoria, alle verità celate, alla semplicità di un popolo schiacciato tra bene e male, tra ideologie e fatalismo. E in tal modo ricostruisce esemplarmente la storia di un tempo drammatico, alle sorgenti dell'età presente e dei suoi non domati conflitti.
Di preti, d'amori e di altre facezie nella Romagna di una volta Cavallari Fabio - Il Ponte Vecchio, 2019
Protagonisti del libro sono i preti, i parroci, un tempo chiamati i curatori d'anime, per gran parte del Novecento al centro della mordace ironia popolare. Sul proscenio, debolezze umane e contraddizioni, i drammi di ogni essere vivente: cibo e ingordigia, crimini e giochi d'azzardo, sesso e lussuria, ma anche amori veri e profondi, e la sofferenza per la loro impossibile realizzazione. Uomini, dunque, come il parroco di vari centri della valle del Senio che all'inizio del Novecento riversò nelle pagine di due piccolissimi diari le sue pene d'amore per Geltrude, la ragazza, che gli aveva rapito l'anima. In Romagna, l'anticlericale di spirito bonariamente boccaccesco attribuiva al prete ogni sorta di malizie, di licenze e di ipocrisie ai danni di prosperose perpetue e di contadinotte di finta ingenuità; se invece lo muoveva un animo risentito lo denunciava di raccontare frottole, concupire mogli, raggirare gonzi, fòtar (fottere), per avidità, i vivi e i morti. Aneddoti, battute sagaci e proverbi attraversano il libro, in grado - meglio di qualsiasi dotto discorso - di interpretare questo spirito romagnolo, sempre in bilico tra ateismo, agnosticismo e goliardia. Signor, s'a i sì, fé che la mi amna, sa l'ho, ch'la vega 't e' paradis, s'u j'è! (Signore, se ci siete, fate che la mia anima, se ce l'ho, vada in paradiso, se c'è!)