Libri di Cirillo
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Se il mondo torna uomo. Le donne e la regressione in Europa Cirillo L. (Cur.) - Edizioni Alegre, 2018 - Feminist
Una sinistra confusa ha tenuto artificialmente in vita l'illusione che liberismo - la teoria economica - e liberalismo - sua presunta forma ideologica a garanzia di diritti e libertà personali - potessero convivere. Ma la scomparsa di ogni freno alla libertà di profitto, unica ricetta adottata dalle sinistre di governo, ne ha causato un crollo di consenso. Così il populismo religioso e il populismo nazionalista hanno occupato lo spazio pubblico, appropriandosi in chiave reazionaria anche del linguaggio dei diritti. È in corso un'alleanza inattesa tra fondamentalismi e libero mercato, che da un lato sventolano la bandiera della difesa della società tradizionale dalla cosiddetta ideologia del gender, dall'altro si dimostrano capaci di estrarre ingenti profitti grazie all'intreccio tra tecnologie riproduttive, lavoro a domicilio come pretesto per sfruttare il lavoro di cura delle donne e tagli allo stato sociale. Molti i terreni di scontro: il diritto all'aborto; la violenza maschile sistemica nella società; il sistema penale iniquo verso le vittime di violenza; le narrazioni tossiche intorno ai femminicidi; il ruolo del lavoro riproduttivo; l'intreccio tra oppressione di genere e di razza; gli attacchi ai luoghi di aggregazione e autorganizzazione femminile. Ognuno dei saggi di questa raccolta è uno scudo per reggere l'urto di questa offensiva. Giovani attiviste hanno prodotto una nuova ondata di movimento femminista globale che cerca di fare da argine alla risacca reazionaria e conservatrice che in tutto il mondo mette in discussione le conquiste ottenute dalle donne. Ed è proprio questo movimento lo scoglio contro cui far infrangere le correnti regressive che rischiano di straripare sulla società.
Da Vladimir Ilich a Vladimir Luxuria. Soggetti di liberazione, rivoluzioni e potere Cirillo Lidia - Edizioni Alegre, 2006 - Futuro Anteriore
Il libro è una rilettura del Novecento attraverso due categorie di persone che ne sono state a loro modo protagoniste. Gli intellettuali e le intellettuali che hanno pensato e organizzato i soggetti di liberazione; i ceti, le caste, le corporazioni politiche che ne hanno provocato la crisi o l'estinzione. La contiguità e le differenze irriducibili tra l'uno e l'altro gruppo di persone attraverso biografie e ricostruzioni delle effettive dinamiche storiche. Una discussione su marxismo e rivoluzione, femminismi e spazi queer, soggetti di liberazione e possibilità di continuare a parlarne fuori dalla parte più logora dei miti, ma ancora all'interno di un orizzonte di emancipazione e di lotta. Un approccio al secolo appena trascorso nella sua ambivalenza, nei suoi grandi eventi liberatori e nelle sue nefandezze, a partire dai moventi individuali, dalle "vicende di vita vissuta". Per pensare di nuovo alla rivoluzione. Una rivoluzione di un altro tempo, di cui ancora non è prefigurabile il soggetto.
Lotta di classe sul palcoscenico. I teatri occupati si raccontano Cirillo Lidia - Edizioni Alegre, 2014 - Futuro Anteriore
Sono attori, registi, musicisti, grafici, fumettisti, tecnici video, guardasala, traduttori, macchinisti, ed hanno reagito alla nota frase di un recente ministro dell'economia secondo cui "con la cultura non si mangia". Le occupazioni dei teatri e dei luoghi di cultura non sono un episodio marginale nel conflitto sociale degli ultimi anni in Italia e hanno coinvolto migliaia di persone. In un tempo di diffidenza verso le attività culturali, hanno portato il lavoro artistico fuori dall'aura di eccezione o privilegio, sono andate oltre la semplice definizione di "lavoro immateriale", e hanno messo a fuoco le proprie condizioni materiali di vita, per molti versi simili a quelle di molti altri lavoratori precari. In questa ricerca l'autrice dialoga con alcune delle occupazioni in atto, che offrono un esempio concreto di ciò che possono figure sociali prive di propri specifici luoghi di aggregazione, e sperimentano l'autogestione produttiva di lavori troppo spesso classificati come improduttivi. E pur rifiutando di definirsi "avanguardia" - artistica o politica - ripropongono in forma nuova e diversa il tema del ruolo dell'intellettuale creativo nei conflitti politici.