Libri di Andrea Costa
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Eucaristia pane del pellegrino. 80° Opera Romana Pellegrinaggi 1934-2014 Andreatta L. (Cur.) Costa C. (Cur.) Asolan P. (Cur.) - Lateran University Press, 2014 - Vivae Voces
Non sembra si possa intravedere un luogo ove l'Eucaristia - pane, alimento e sostegno della vita del credente - possa integrarsi, più autenticamente, come nel pellegrinaggio cristiano, poiché il mistero eucaristico si ritrova in questa pratica devozionale come in uno spazio proprio e, in qualche modo, alla sua sorgente. C'è un'evidente armonia e analogia tra pellegrinaggio ed Eucaristia per il fatto stesso che l'una e l'altra "riuniscono". Infatti, se il pellegrinaggio facilita l'incontro e la fusione ed è sua caratteristica quella di saldare insieme in una stessa esperienza spirituale i pellegrini, dove si completa la pienezza della comunione fraterna se non nell'Eucaristia? Quando il "popolo peregrinante" fa l'Eucaristia, l'Eucaristia fa la Chiesa, la genera, la costruisce, poiché è sorgente dell'unione che Dio offre in Gesù. Solo l'Eucaristia è sacramento del "corpo" del Signore che costituisce il "corpo ecclesiale" del Cristo. È logico, dunque, domandare all'Eucaristia di completare l'opera del pellegrinaggio: quest'ultimo riunisce un popolo; la Messa ne fa il corpo ecclesiale del Cristo. È evidente che il valore dell'Eucaristia è omogeneo (anche se sostanzialmente più ricco) all'efficacia del pellegrinaggio; secondo una logica interna si può dire che il pellegrinaggio, "che riunisce", esige come suo coronamento la "comunione" che è l'effetto tipico dell'Eucaristia.
Il pellegrinaggio: tempo e luogo di conversione e riconciliazione. Esperienza della misericordia Andreatta L. (Cur.) Costa C. (Cur.) - Lateran University Press, 2015 - Vivae Voces
Nell'attuale contesto di crisi del senso del peccato, della fede, della conversione, del sacramento della Riconciliazione, il pellegrinaggio può dare un suo apporto verso una soluzione positiva? Esistono le premesse teologiche, culturali, pastorali? Pur se le riflessioni teologiche e le indagini sociologiche registrano una "vocazione" all'immanenza, un relativismo, una negazione di Dio, nella sua duplice forma, quella ateistica e quella secolaristica, questo non esclude una rinnovata domanda di significati. Gli uomini di oggi, apparentemente quasi "ostili all'idea di essere in colpa", si sentono, specialmente in questi ultimi anni, "confusi e disorientati: bisognosi quindi di essere compresi e soprattutto amati". In questo clima culturale, sociale, il pellegrinaggio, in quanto si dimostra un luogo teologico, come dice Papa Francesco nell'Evangelii gaudium, in cui molte sensibilità soggettive cercano un valore aggiunto nella loro vita, porta a pensare che i suoi tempi e i suoi spazi siano tra i più indicati per comprendere che il sacramento della Riconciliazione è propriamente il sacramento della Misericordia e per favorire la decisione di un intimo cambiamento, di una totale consegna della propria esistenza al Vangelo. Non è un caso che San Giovanni Paolo II abbia definito i santuari: "luoghi di conversione, di penitenza e di riconciliazione con Dio".