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Una storia esemplare. Fucino: bonifica, riforma agraria, distretto agroindustriale libro
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LIBRO   9788855224741

Una storia esemplare. Fucino: bonifica, riforma agraria, distretto agroindustriale Costantino Felice   -  Donzelli, 2023  -  Saggine

«Una gigantesca opera di manomissione ambientale dopo l'Unità trasforma il lago del Fucino in una terra fertilissima. Palcoscenico, nel secondo dopoguerra, delle lotte contadine che portano alla riforma agraria, diventa poi scenario di processi economici e sociali tra i più ricchi e significativi dell'Italia repubblicana. Da lì partiranno mutazioni che, pur tra limiti e contraddizioni, lo trasformeranno in un distretto agroindustriale d'eccellenza su scala globale». È difficile trovare, non solo nel Mezzogiorno ma nell'Italia intera, una conca intermontana così densa di storia come il Fucino. Da qualunque versante dell'agire umano lo si consideri: tecnico-ingegneristico, artistico-letterario, politico-sociale, agricolo-industriale. Al centro di progettazioni ardite e avveniristiche fin dall'antichità, l'ingegneria idraulica del XIX secolo ne ha fatto infine oggetto - con il prosciugamento del grande lago e la messa a coltura del fertilissimo limo sottostante - di una discussa opera di manomissione, alterandone radicalmente l'equilibrio ambientale. Per secoli in balia dei vincoli e delle forze naturali, la piana fucense diventa, con i suoi numerosi manufatti e le sue geometriche squadrature, uno dei luoghi maggiormente costruiti e artificiali. A dispetto della consueta immagine di atavico immobilismo meridionale - desunta in particolare dallo stereotipato «cafone» siloniano - il Fucino nel secondo dopoguerra è lo scenario grandioso e palpitante di un protagonismo sociale e politico che travalica la dimensione locale. Intorno alle sue spettacolari vicende - non a caso pervase da un alone di epicità e leggenda - si sono consolidati interessi e aspettative, si sono aggregati ceti e corporazioni, è cresciuto un associazionismo tanto contadino che proprietario dai tratti talora originali, oltre che vigoroso e continuo nel tempo, specie dopo la riforma agraria del 1950, di cui proprio il Fucino è stato l'epicentro. Spiccate peculiarità hanno focalizzato sul Fucino attenzioni di tipo prettamente economico: per tecniche colturali, ordinamenti agrari, assetti gestionali, fino allo straordinario distretto ortofrutticolo e agroindustriale di oggi. Nelle sue forme di produzione e di organizzazione si esprimevano - come accade tuttora - modalità imprenditoriali il cui significato andava ben oltre l'ambito regionale e l'orizzonte familiare di un potente casato romano. Vi si riflettevano, con forte impatto sulle strategie generali, equilibri del mercato interno ed estero, indirizzi governativi, umori e orientamenti di classi e ceti sociali. Il Fucino consente pertanto di ragionare ancora su una serie di nodi tematici - nobiltà/borghesia, economia/contesto, centro/periferia, Stato/mercato - che da sempre impegnano le riflessioni della migliore storiografia meridionalistica e nazionale.

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Un mezzogiorno particolare. Storia dell'Abruzzo: contro i luoghi comuni e le retoriche identitarie libro
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LIBRO   9788855227469

Un mezzogiorno particolare. Storia dell'Abruzzo: contro i luoghi comuni e le retoriche identitarie Costantino Felice   -  Donzelli, 2025  -  Occhielli

Una regione molto diversa dalle visioni stereotipate: non l'Abruzzo agropastorale inchiodato alle sue arcaiche tradizioni e rudi selvatichezze, bensì un Abruzzo intraprendente e attivo, pienamente inserito in quel Sud operoso che il nuovo meridionalismo da decenni va disvelando. Nel corso dei secoli una pervadente montuosità ha indotto le «genti d'Abruzzo» a declinare la loro storia nel difficile rapporto tra quadri ambientali e azione umana. Ma in che misura l'imponente geografia dei luoghi e le dinamiche economico-sociali che ne sono conseguite hanno forgiato il carattere degli abitanti, condizionandone scelte e comportamenti? Se ne può desumere una specifica identità regionale? L'immagine dell'Abruzzo tuttora prevalente - nell'opinione corrente ma anche in ambienti colti (o che tali si ritengono) - continua a essere quella dello slogan «forte e gentile»: un Abruzzo oleografico e di maniera, privo di sostanziali riscontri nella concretezza del divenire storico. È difficile trovare un'altra regione d'Italia così ridondante di stereotipi e luoghi comuni le cui stilizzazioni artisticamente più riuscite ed efficaci - ma le sedimentazioni culturali sono di lungo periodo - possono riassumersi nel «pastore» dannunziano e nel «cafone» siloniano. Il libro si sviluppa dunque su due piani: da un lato, nella pars destruens, si procede a uno smontaggio degli idola di matrice antropologica e letteraria (o anche geografica) - da Guinizzelli e Boccaccio fino a D'Annunzio e Silone - sui quali si fondano le mistificanti retoriche sull'«abruzzesità»; dall'altro, nella pars construens, attraverso rapide sintesi, frutto di decenni di studio e varie pubblicazioni, viene ricostruito, con ricchezza di documentazione e rigore scientifico, un profilo dell'Abruzzo che è altro - un «Mezzogiorno particolare» - rispetto a quello «in idea» delle trasfigurazioni mitologiche. Ne viene fuori non un Abruzzo sordamente inchiodato alle sue arcaiche tradizioni e rudi selvatichezze, bensì un Abruzzo intraprendente e dinamico, parte integrante di quel Mezzogiorno operoso che il nuovo meridionalismo sta progressivamente mettendo in luce, anche attraverso i suoi mutamenti economici e sociali. L'approccio dell'autore è di tipo interdisciplinare, nutrendosi costantemente di un serrato confronto con il dibattito che sul controverso tema dell'identità continua ad animare la storiografia e le scienze sociali.

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