Libri di Dav
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Vita sovrumana di Gesar di Ling David-Néel Alexandra - Edizioni Mediterranee, 1990 - Orizzonti Dello Spirito
L'epopea di Gesar di Ling, che qui si presenta in prima traduzione italiana, è il poema nazionale dei tibetani che i bardi del Paese delle Nevi si trasmettono da secoli oralmente. La versione tradotta da Alexandra David Neel e pubblicata nel 1931 è la più estesa tra quelle note, che l'esploratrice raccolse nel paese di Kham (Tibet orientale), considerato il luogo natale dell'eroe, e confrontata con i manoscritti esistenti. Gesar è un "eroe solare", fondatore e civilizzatore, la cui missione consiste nel far regnare l'ordine sulla Terra, nel reprimere l'ingiustizia e la violenza, nel difendere la Religione, la Buona Dottrina, cioè il Buddhismo, secondo le indicazioni del "Prezioso Guru" Padmasambhava. Egli, credono ancora i tibetani, ritornerà per rendere giustizia al suo popolo. La figura di Gesar ha probabilmente una base storica in quella di uno o più capi guerrieri divinizzati, vissuti tra il VII e l'XI secolo, di origine tibetana o forse mongola o cinese. Nato da una vergine, sin da piccolissimo sconfigge le forze delle tenebre e a quindici anni si batterà contro i re-dèmoni nemici della Religione. Dotato di poteri sovrannaturali, capace di trasformarsi, con il suo cavallo volante porterà a termine la propria missione diventando alla fine sovrano di Ling. Con l'aiuto degli dèi, Gesar prevale in tutte le prove e su tutti i nemici: giganti, dèmoni cannibali, lama malefici, eserciti di migliaia di uomini, esseri invulnerabili al fuoco. Egli, essendo però l'incarnazione di una divinità ed essendo il suo scopo quello di trasformare il Male in Bene, invia sempre gli "spiriti" dei nemici uccisi nei Paradisi che loro competono.
Il simbolismo medievale Davy Marie-Madeleine - Edizioni Mediterranee, 1988 - Orizzonti Dello Spirito
Nonostante il trascorrere del tempo e della storia, i simboli rimangono sempre vivi, inattaccabili: nessuna mano, nessuna volontà potrà mai distruggerli, perché il pensiero simbolico «è consustanziale all'uomo orientato verso la luce». Il simbolo stesso può essere considerato al centro del XII secolo, così come quest'ultimo è idealmente al centro di tutto il Medio Evo. Lo è anche dell'uomo del XII secolo, del suo mondo e del suo modo di vivere: il suo è un «universo simbolico»: il suo pensiero si basa sul simbolo, che si tratti di teologia, di mistica o di arte. L'originalità del XII secolo consiste nel presentare l'uno accanto all'altro l'amore di Dio e l'amore carnale, entrambi capaci - grazie ai mistici, ai poeti, ai trovatori - di toccare le vette dell'arte: arte temporale e arte dell'eternità, del profano e del sacro, capace di unire il visibile e l'invisibile. Tale è, in sintesi, l'affascinante tematica di quest'opera, che ci porta alla scoperta di un aspetto particolare della realtà medievale: quello che ai nostri occhi è il più importante. L'esperienza del simbolo diviene infatti esperienza spirituale: essa raggiunge l'esperienza mistica e l'anima si trasforma, si illumina e s'incammina verso la saggezza, progredendo di chiarezza in chiarezza, di simbolo in simbolo, verso la luce.