Libri di Liliana De Venuto
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«Sig.r nipote carissimo». Lettere della baronessa Teresa Piomarta a Giovanni Francesco Dionisi De Venuto Liliana - Quiedit, 2021 -
Una nobildonna di Rovereto, Teresa Partini Piomarta, vedova di un ricco mercante, nel 1773 perde, in seguito a grave malattia, anche il giovane figlio, sul quale riponeva grandi aspettative. Per colmare il vuoto lasciato, chiede al cognato, marchese Gabriele Dionisi, residente in Verona, di permettere che suo figlio Giovanni Francesco vada a vivere con lei. Così accade, e il giovane resta nella sua casa di Rovereto per quasi undici anni, finché, scomparso il fratello primogenito, non è richiamato in famiglia dal padre. Rimasta nuovamente sola, la baronessa Teresa avvia con Giovanni Francesco uno scambio di lettere che si protrae fino al luglio del 1793. Il carteggio, appartenente al genere delle lettere familiari, offre la testimonianza di un'esperienza singolare, in cui affetti familiari e interessi patrimoniali s'intrecciano indissolubilmente, lasciando intravedere sullo sfondo la realtà sociale di una piccola città ai confini dell'Impero, già scossa dalle notizie provenienti dalla Francia rivoluzionaria nell'ultimo scorcio dell'età dell'Antico Regime.
Carteggio fra Gian Giacomo Dionisi e i segretari dell'Accademia Roveretana degli Agiati (1756-1795) De Venuto Liliana - Quiedit, 2025
Il marchese e canonico veronese Gian Giacomo Dionisi (1724-1808) aveva più di un legame con la società roveretana: imparentato con la famiglia Piomarta, carteggiò con Girolamo Tartarotti tra il 1754 e il 1761, anno della scomparsa dell'abate; tenne inoltre frequenti contatti con l'Accademia degli Agiati, associazione culturale giovane ma già affermata fra le accademie d'Arcadia. Qui egli trovava lettori e divulgatori delle proprie opere anche oltre l'ambito lagarino, ambiente stimolante per vivacità di studiosi e circolarità del sapere, nonché in direzione dei paesi germanici, ai quali Rovereto era legata per appartenenza al Sacro Romano Impero. Restano di tali contatti le lettere che egli inviava ai segretari degli Agiati: dapprima a Giuseppe Valeriano Vannetti, poi a Giuseppe Carpentari, successore del Vannetti dopo la breve parentesi di Andrea Saverio Bridi. Subentrato Clementino Vannetti alla guida del sodalizio nel 1776, il canonico trovò in lui un interlocutore di ben altra tempra. D'ingegno vivace e curioso, il nuovo segretario impostò la corrispondenza con il canonico in termini che andavano oltre il burocratico scambio di libri e di informazioni.