Libri di Diafani
Bibliografia di Diafani: tutti i libri in vendita online editi da Morlacchi
La fiaba prima della fiaba nella novella italiana dal Due al Seicento Diafani L. (Cur.) Scrivano F. (Cur.) Vitali D. (Cur.) - Morlacchi, 2018 - Re-Lab. Immagini E Parole
Prima che la fiaba sia riconosciuta come genere letterario, i temi, le situazioni, i personaggi e gli stupori circolano nel mondo della novella. Un incontro felice e necessario. Fiaba e novella hanno in comune due aspetti: la narrazione è breve, l'azione veloce; tramandano in forma scritta il racconto orale. L'apparire del fiabesco nella novella sembra una velata poetica del narrare, una burla sul dire e il non dire, sul credere e il non poterci credere. La fiaba prima della fiaba è un'antologia di brevi narrazioni che tracciano le diverse scie del fiabesco disseminate lungo le maggiori opere della tradizione novellistica: il "Libro de' Sette Savi", il "Novellino", il "Decameron" di Boccaccio, il "Pecorone" di Ser Giovanni, le novelle di Sercambi, Il "Paradiso degli Alberti" di Gherardi, la "Favola" di Machiavelli, le "Novellae" di Morlini, "Le piacevoli notti" di Straparola, "Il peregrinaggio dei tre giovani figlioli del re di Sarendippo" dell'Armeno, "Le sei giornate" di Erizzo, "La lucerna di Pona". Dodici capitoli che illustrano l'incubazione e la liberazione di un genere di racconto in cerca del suo spazio letterario.
Giuseppe Giusti-Alessandro Manzoni. Carteggio e lettere non spedite (1843-1850) Diafani L. (Cur.) - Morlacchi, 2016 - Testi E Studi Di Letteratura Italiana
Quando si accosta via lettera a Manzoni nel 1843, Giuseppe Giusti cerca un riconoscimento al valore, un'investitura ufficiale, una patente di poeta, un battesimo letterario. L'autore dei "Promessi sposi" lo saluta come una neonata stella nel firmamento della poesia italiana, usando un'immagine ("veder nascere una gloria italiana") che è uno sbilanciarsi veramente degno di nota nel misurato e composto lessico manzoniano della sobrietà e della onestà, senza incantesimi e funambolismi verbali formali o d'occasione. Ma l'autore dei "Promessi sposi" indica anche due gravi colpe, ai suoi occhi: "in quelle poesie che, da una parte, amo e ammiro tanto, deploro amaramente ciò che tocca la religione, o che è satira personale". Quelle di Giusti sono un'arguzia sottile e una scrittura efficace - per di più in una lingua toscana né troppo dotta né troppo popolare - che Manzoni vedrebbe volentieri arruolate tra i sostenitori della utilità sociale della morale cattolica. La satira di Giusti non trascende, storicizza: un punto di distanza da Manzoni, un'altra idea di letteratura.