Libri di Dona
Bibliografia di Dona: tutti i libri in vendita online editi da Silvana
Filosofia della fotografia. I prodigi di un insospettabile «obiettivo» Donà Massimo - Silvana, 2025 - Fotografia
Il volume si svolge attorno a una riflessione filosofica sulla fotografia, rendendo conto dell'impudicizia che caratterizza, potremmo dire ontologicamente, l'immagine fotografica e la sua presuntuosa pretesa di dire il mondo con un semplice clic. Nessuno, d'altronde, ha mai visto l'istante che essa riesce miracolosamente a fissare, a separare, a strappare dal flusso dell'esperienza. Perciò essa è anche costitutivamente "ingannevole". Eppure, riesce a dire, di noi stessi e del mondo, più di qualsiasi altra forma di scrittura o di immagine. Queste pagine sono anche un omaggio a Italo Zannier, primo docente di Storia della fotografia in Italia: a lui l'autore deve tantissimo; da lui ha imparato quasi tutto quello che sa della fotografia e dei suoi eroi - che vengono appunto qui ricordati.
Joseph Beuys. La vera mimesi Donà Massimo De Domizio Durini L. (Cur.) - Silvana, 2004 - Biblioteca D'arte Contemporanea
Joseph Beuys. La vera mimesi - Silvana
Doppio gioco Come si guarda un'opera d'arte. Ovvero, manuale a uso dei visitatori di un museo Donà Massimo - Silvana, 2026 - Saggi
Cosa accade quando entriamo in un museo? Cosa accade quando ci aggiriamo per i padiglioni della Biennale veneziana o per le sale di qualsiasi altra esposizione? È importante prenderne coscienza, non solo per diventare spettatori e fruitori sempre più consapevoli, ma soprattutto per capire cosa succede quando indossiamo i panni del pubblico: abbiamo la possibilità, in quell'occasione, di riconoscere la nostra originaria e costitutiva doppiezza - la stessa di cui parlavano Parmenide o Goethe - e di vederla finalmente messa in opera. L'esperienza estetica, insomma, ci mette in comunicazione diretta con l'aspetto inconoscibile di noi stessi e delle cose tutte. È qui la radice di quella sindrome che Stendhal aveva così efficacemente descritto: l'opera d'arte ci invita, infatti, a lasciarci 'toccare' dall'irriducibile. Così, quando attraversiamo gli spazi di un museo, ci troviamo liberi da qualunque pensiero e proprio perciò in grado di cogliere l'impossibilità del "tutto"; ossia la costitutiva frammentarietà del reale.