Libri di Cur Facchinetti Paolo Brambilla
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20 opere con un testo. Terre e cieli Facchinetti Paolo Brambilla G. (Cur.) - Libri Aparte, 2020 - Libri Aparte
«Ci sono più cose in cielo e in terra, Orazio, di quante tu ne possa sognare nella tua filosofia», così diceva l'inquieto principe di Danimarca, e questa ricchezza la percepiamo penetrando le terre e i cieli di Paolo Facchinetti. Sentiamo aria fredda e tersa, quasi di vetro, profumi, crepitii, vento, la fuga delle nuvole, l'umido della terra e lo spostarsi dell'erba. Serve che l'uomo si faccia da parte, che l'artista decida, con estrema tensione, di mettere ogni fibra del suo sguardo, ogni tendine del braccio e delle dita, in ascolto muto di quell'universo che Galileo, un maestro dello sguardo, aveva definito «grandissimo libro che continuamente ci sta aperto davanti agli occhi». Giovanna Brambilla. Paolo Facchinetti inaugura il ciclo di mostre "20 opere con un testo", 20 opere a tema, corredate da uno scritto richiesto e offerto a e da persone vicine e lontane. Un luogo espositivo virtuale, che per paradosso appare più autentico del vero, in cui perdersi in ascetica contemplazione. Un ciclo che, sempre identico a sé stesso ma sempre nuovo, ci si propone di perpetuare, a scadenze regolari, ad libitum. Unica concessione a quel mondo che ci pare lontano e perduto è il catalogo che accompagna ciascuna tappa del progetto, in edizione limitata numerata e firmata dall'artista. Testimone silenzioso del nostro presente, luogo di partenza, e del tragitto lungo il quale, tappa dopo tappa, verremo condotti.
Tzimtzum. Ediz. italiana e inglese Facchinetti Paolo Brambilla G. (Cur.) - Libri Aparte, 2016 - Libri Aparte
Nella cabala ebraica tzimtzum è ciò che rende possibile la creazione del mondo da parte di Dio. Il suo significato, difficile da rendere in italiano, corrisponde all'atto del ritrarsi, come all'onda che indietreggia per riuscire a coprire la sabbia nel moto successivo, e indica l'atto con il quale Dio si ritrae in se stesso per "fare spazio" a ciò che vuole creare. L'intero lavoro di Paolo Facchinetti si gioca su questo, sulla dialettica composta, silenziosa, perseguita con un lavoro di ricerca in continua tensione, tra la materia e l'idea anche se, guardando i suoi lavori, emergono una rarefazione e una contrazione tali da non fare affiorare al pensiero il peso e la fatica di un grumo materico. Le opere raccolte in questo libro possono, seppure nella loro diversità di tecniche e supporti, essere definite come "paesaggi" o, meglio ancora, "landscapes", parola che parla di terre e di fuga, di spazio in cui perdersi ed evadere, con un'ansia di superamento della finitudine delle frontiere.