Libri di Gottlieb Fichte
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Filosofia della massoneria Fichte J. Gottlieb - Mursia, 2019 - Abracadabra
«Tu non puoi esigere ragionevolmente che io ti conceda altra conoscenza dell'Ordine salvo che esso esiste». Pubblicata in Germania tra il 1802 e il 1803, in forma anonima e sotto forma di lezioni, la Filosofia della Massoneria è opera di uno dei più grandi esponenti del Romanticismo tedesco: Johann Gottlieb Fichte. Lo spirito che anima gli interventi di Fichte, che si possono considerare delle vere e proprie Lezioni Magistrali, fa emergere con forza e rigore la centralità della Tradizione iniziatica ed esoterica. Per Fichte la Tradizione non richiede prove storiche e tanto meno modalità razionali che ne attestino l'autenticità. L'essenza della Libera Muratoria, alla quale il filosofo era iniziato, non consiste allora nella sua storia, ma nel fatto che esiste nel cuore di chi ad essa aderisce. Fichte dimostra di aver compreso, così, seppure in un'aura romantica, l'essenza esoterica della Libera Muratoria: la ricerca dell'Assoluto, della Totalità, dell'Essere. Introduzione di Claudio Bonvecchio.
La missione del dotto Fichte J. Gottlieb Alfieri V. E. (Cur.) - Mursia, 2011 - Grande Universale Mursia
Queste cinque lezioni di educazione morale, che Fichte tenne a Jena nel 1794, sono il suo capolavoro. L'Io trascendentale di Kant diveniva l'Io puro, presente nell'autocoscienza di ogni singolo, e il noumeno diveniva il non-Io, interno e non esterno allo spirito; e la legge morale esigeva l'unificazione della realtà naturale e umana, sicché la cultura era il mezzo necessario per tendere a quel fine supremo. Di qui la funzione del dotto, concepito come l'educatore del genere umano: il maestro vero è colui che è impegnato ad accendere nelle anime il fuoco della passione filosofica. Tuttavia, anche in un'età fortemente materialistica come la nostra, giova e suscita qualche dubbio il tentativo idealistico di spiritualizzazione della natura; e resta valido il concetto della funzione morale della cultura, che qui la quinta lezione, in polemica con Rousseau, validamente difende.