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I disastri della guerra Goya Francisco Currò P. (Cur.) Manduca R. (Cur.) - Il Grano, 2023
Le tenebre che calano sulle fucilazioni del 3 maggio sono lo sfondo essenziale delle 82 acqueforti realizzate da Goya tra il 1810 e il 1820. Quella dei «Disastri», infatti, è una denuncia che certamente si radica nella tragicità delle guerre napoleoniche di primo Ottocento, ma è allo stesso tempo parte di un'elaborazione molto più intima e personale, scavo drammatico nelle sensibilità dell'animo umano che universalizza tempo e spazio. Un j'accuse che il pittore rivolge alle follie della società che precipita nel XIX secolo, alle sue bruttezze, alle sue storture, a tutte quelle bassezze rappresentate più volte con ironia feroce, con veemente scherno. «Los disastres de la guerra» abbandonano i toni del sarcasmo per far posto a un pennello simile al bisturi, che incide le carni mettendo a nudo i processi di disumanizzazione innescati certo dall'invasione francese della Spagna, dalla lotta patriottica, ma dolorosamente riferibili ai conflitti bellici di qualsiasi origine.
Avevamo ali per volare Gulino Giovanni - Il Grano, 2015 - Caffè Letterario
In questa raccolta che assomma una serie non concatenata di poesie costruite negli anni, il segno della continuità narrante si ritrova nella nostalgia e nell'argine della memoria. Il sapere che appartiene al passato è il principio dell'accadere, la premessa della scrittura, nonostante il tempo poetico sia quello che "annerisce". Il bello è nel dire che non è più, in un linguaggio che accorda un vissuto distante, che assaggia la volontà critica, che nella passione mostra un desiderio intimo e discreto di condanna. In queste immagini è il sopravvento del notturno, dell'imbrunire che coglie ancora la presenza dell'alba e della luce tersa, come nella continua rappresentazione di un "autunno" ridondante che già afferra un "inverno" "alle porte" ripensando le estati e le primavere che furono. Nondimeno, la conoscenza di ieri è il testimone che passa: il senso del valore etico è predominante, persino nella dimensione, ingombrante, dei silenzi e dei non detti.