Libri di Simone Gobbo
Bibliografia di Simone Gobbo: tutti i libri in vendita online editi da Quodlibet
L'innocenza del muro Gobbo Simone - Quodlibet, 2020 - Quodlibet Studio. Città E Paesaggio
Questo saggio analizza in modo sistematico le possibili funzioni materiali e immateriali del muro architettonico: la divisione dei corpi attraverso dei limiti fisici, il controllo dello spazio, l'organizzazione di un territorio attraverso i suoi confini, la misurazione del vuoto attraverso i suoi bordi, il contenimento delle spinte, la costruzione di un riparo. Vengono dunque passate in rassegna le principali esperienze e riflessioni sul tema - specie in campo architettonico e filosofico - dal dopoguerra a oggi: si va dalle teorie di Peter Eisenman sul muro come «indicatore testuale» all'interpretazione scarpiana dell'elemento continuo come insieme di «frammenti significanti», dalle considerazioni di Rem Koolhaas sul muro di Berlino alle indagini politiche di Bernard Tschumi sulla disgiunzione tra il programma e lo spazio architettonico, fino al caso estremo di Peter Màrkli, che fa «assorbire» il muro nel paesaggio. Nell'epoca in cui i muri tornano a essere protagonisti dell'agenda geopolitica internazionale, il volume invita dunque a valutare le conseguenze concettuali e simboliche che una struttura così primordiale e legata all'inconscio può scatenare. Come scrive l'autore: «L'innocenza primigenia è l'antitesi citata ripetutamente in questo lavoro e fa riferimento alla neutralità degli elementi prima di subire il processo di significazione indotto dalle istanze esterne all'architettura. Questa lettura mette in evidenza come gli elementi del confine subiscano e vengano resi strumentali dalle azioni proiettate su di essi».
Fuori registro Gobbo Simone - Quodlibet, 2016 - Quodlibet Studio. Città E Paesaggio
"Fuori registro" è un album punk composto in forma di libro. Contiene dodici tracce di breve durata e un prologo che introduce le ritmiche veloci, le sonorità dure, le voci interiori che, sfuggendo ogni riferimento tonale preciso, raccontano spazi e paesaggi che ci trattengono, nonostante tutto. La teoria che cresce tra queste tracce scruta violentemente, utopica o realista, disingannata o visionaria, l'altra città: quella senza sbagli. Poi le cose improvvisamente hanno preso un'altra piega. Come spesso accade con questo genere di cose: dapprima un po' alla volta, poi tutto in un colpo. La questione di fondo inizialmente sembrava ruotare intorno al registro dello spazio, e mentre le parole cercavano di definire con precisione una linea di demarcazione tra l'architettura e il rumore di fondo, le immagini perdevano inesorabilmente i propri contorni. La profondità di campo schiacciata su un unico piano trasformava ogni cosa in quel rumore di fondo, il suono e lo spazio cadenzato nel traffico delle otto del mattino, suburbia distesa in fondo alla statale come nelle fotografie di Alessandro Calabrese, la città morta nelle luci spente di vicolo del Vento, ogni cosa dentro l'altra e più le teorie si sforzavano di rimettere insieme le distanze e più appariva evidente che, inesorabilmente, le parole e lo spazio fossero qui per evocare una dimensione altra, come se gli oggetti fossero rimasti parzialmente intrappolati fuori dalle inquadrature...