Libri di Paolo Gomarasca
Bibliografia di Paolo Gomarasca: tutti i libri in vendita online editi da Vita E Pensiero
I confini dell'altro. Etica dello spazio multiculturale Gomarasca Paolo - Vita E Pensiero, 2004 - Filosofia Morale
L'incontro tra culture diverse caratterizza le società democratiche nell'era della globalizzazione. La convivenza con gli stranieri pone ovvi problemi giuridico-politici; meno ovvio, forse, è il fatto che i vari tentativi di soluzione siano influenzati dal modo individualistico con cui la modernità ha pensato il soggetto. Serve, allora, un'alternativa antropologica che valorizzi la relazione con l'altro come bene primario della soggettività in quanto umana. Infatti, solo a partire da un'etica della relazione è possibile pensare e attuare una politica di reale accoglienza: non un'apertura indiscriminata delle frontiere, o una generosità a senso unico, bensì l'attuazione di legami di riconoscimento che impegnano tanto chi dona quanto chi riceve.
La ragione negli affetti. Radice comune di logos e pathos Gomarasca Paolo - Vita E Pensiero, 2007 - Filosofia Morale
A prima vista, il percorso dell'etica occidentale appare segnato da un'ostilità irriducibile tra logos e pathos. L'affanno filosofico principale sembra dovuto al tentativo di limitare il commercio con le passioni, assumendo il controllo razionale dell'esperienza. Ma più il logos ha cercato di mantenersi puro, più le passioni si sono scatenate, divenendo il controcanto della ragione. Oggi l'antica discordia si è lentamente trasformata in una separazione senza ritorno. Così, da una parte, il pathos è celebrato nella forma privata e insindacabile dell'emozione; dall'altra, il logos si muove entro la corta misura della ragione scientifica. Dipende dalla premessa: se il pathos è "alogon", cioè un "altrove" irrazionale della razionalità, allora è impossibile rimediare a un'estraneità così radicale. Se l'affettivo è concepito come un modo di funzionare che è proprio della ragione, se pathos e logos hanno una radice comune, allora c'è spazio per comporne l'unità. Muovere da questa seconda premessa non pare insensato: persino coloro che hanno inteso difendere la purezza della ragione, come gli Stoici, Platone, Descartes, Spinoza, Kant, non sono così lontani dall'idea di una primordiale e reciproca afferenza di logos e affettività. Idea che la tradizione classica è stata capace di pensare e che la fenomenologia ha in qualche modo reinventato accreditando la consapevolezza che una soggettività razionale finita, situata in un corpo, è pensabile a partire dalla presenza della ragione negli affetti.
Il linguaggio del male. Strategie giustificative nella «Teodicea» di Rosmini Gomarasca Paolo - Vita E Pensiero, 2001 - Ricerche. Filosofia
Risolvere il problema del male è sempre stata l'ambizione di ogni tentativo di teodicea. Come gli altri esemplari del genere, il saggio di Rosmini utilizza, vagliandoli uno per uno, una serie - storicamente 'codificata' - di complicati meccanismi giustificativi. L'idea centrale di questo lavoro non è tuttavia quella di analizzare soltanto la soluzione offerta, indovinandone in 'filigrana' illustri interlocutori come Leibniz, Rousseau, Malebranche, Bayle e Spinoza: è fin troppo semplice mostrare come anche la teodicea rosminiana funzioni solo per i 'grandi numeri'. Meno semplice è capire perché il singolo soggetto sofferente è 'fatto fuori', evacuato dal discorso teodiceizzante. Da qui, l'idea di rovesciare l'approccio: non, quindi, cercare nella soluzione proposta dalla teodicea le ragioni che dovrebbero spiegare il problema del male, bensì cercare nella costituzione stessa del male come problema le ragioni della teodicea come discorso. Ne emerge una 'grammatica' del patire, strutturata secondo una duplice catena di 'significanti', attorno a cui il 'significato'/soluzione del male appare costruito, 'detto' secondo precise regole di un 'dire' che, manco a dirlo, non è mai di qualcuno che soffre. Tanto più strano se si pensa che, tra i 'significanti' del linguaggio rosminiano del male, si incontrano le parole di Giobbe.