Libri di Marenzi
Bibliografia di Marenzi: tutti i libri in vendita online editi da Editoria Spettacolo
Immagini di danza. Fotografia e arte del movimento nel primo Novecento. Steichen-Craig-Schuré-Bourdelle-Duncan Marenzi Samantha - Editoria & Spettacolo, 2018 - Visioni
Cosa sono le immagini di danza? Scenari interiori che affiorano e modellano il corpo, forme create dai movimenti, capolavori del passato che ispirano le movenze e riempiono i gesti di significati. Ma anche raffigurazioni che documentano e conservano la memoria. Nei primi decenni del Novecento le immagini contribuiscono alla grande rigenerazione della danza che accede al dominio dell'arte e penetra nelle opere degli artisti visivi. Pittori, scultori, disegnatori, e, dall'inizio del secolo, anche fotografi, fondatori della fotografia artistica sulla cui scena la danza trova uno dei suoi piani di realizzazione. Una fotografia che non si limita a registrare il movimento del corpo, ma vuole evocare gli impulsi e le sorgenti della danza. Questo libro traccia i contorni della genesi della fotografia di danza, contorni sfumati che conservano l'idea di trasformazione che caratterizza l'inizio del secolo. Cinque figure ne hanno guidato la ricerca: Edward Steichen; Edward Gordon Craig; Édouard Schuré; Antoine Bourdelle; Isadora Duncan.
Trasform'azioni. Rassegna internazionale di danza buto. Fotografia di un'esperienza. Ediz. illustrata Marenzi S. (Cur.) - Editoria & Spettacolo, 2010 - Visioni
Trasform'azioni è una rassegna di danza buto che compie dieci anni. È ed è stato uno spazio di ricerca, di sperimentazione, un contesto pedagogico e di continuo confronto con i maestri giapponesi e con le contaminazioni italiane e internazionali a cui nuove generazioni di danzatori hanno spinto questo solco di indagine. Il buto ha una storia propria e una molteplicità di storie derivate, tutte ancora da scrivere, figlie talvolta acerbe, per alcune delle quali Trasform'azioni si è sforzata di essere territorio di scambio e di visibilità. È una rassegna anomala che fatica a farsi raccontare senza rischiare di sfociare nell'autocelebrazione, poiché i danzatori stessi si sono fatti organizzatori, si sono improvvisati promotori e quasi sempre autofinanziatori di un contesto che non esisteva, tutto da inventare, e che proponeva delle risposte incerte alla loro invisibilità. Creazione degna di una madre polimorfa, la compagnia Lios, formata da sette solisti che condividono, oltre a lunghi tratti del loro cammino, qualcosa di impalpabile, e che risiede nel corpo, ma in quello di ciascuno. E di un padre libertino, il Teatro Furio Camillo, di Roma, senza il quale non sarebbe nata.