Libri di Filippi Massimo

Bibliografia di Filippi Massimo: tutti i libri in vendita online editi da Ombre Corte

Massimo Filippi, professore ordinario di Neurologia presso l’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, è redattore di “Liberazioni”, collabora con “alfabeta2” ed è autore o coautore, tra gli altri, dei seguenti volumi: Ai confini dell’umano. Gli animali e la morte (2010), Crimini in tempo di pace. La questione animale e l’ideologia del dominio (2013), Penne e pellicole. Gli animali, la letteratura e il cinema (2014), Sento dunque sogno (2016), Altre specie di politica (2016), L’invenzione della specie. Sovvertire la norma, divenire mostri (2016) e Questioni di specie (2017).
LIBRO   9788895366623

Ai confini dell'umano. Gli animali e la morte Filippi Massimo   -  Ombre Corte, 2010  -  Cartografie

Che cosa hanno a che fare gli animali con la morte? Il mondo-ambiente con il cadavere? La condizione animale con la società del controllo? Il corpo con la compassione? La metafisica con il mattatoio? Dialogando con la filosofia, la scienza e la letteratura - e facendole dialogare -, questo saggio prova a mettersi sulle tracce di un percorso che passi dal controllo totalitario della biopolitica all'ospitalità conviviale di una zoopolitica ancora tutta da pensare, prova a raccontare un umano più benigno che, accettando la sua finitezza, l'impotenza della sua vulnerabilità e la corporeità della compassione, si lasci attraversare dall'inumano e si impegni ad attraversarlo. Per liberarsi e per liberarlo.

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LIBRO   9788869480447

L'invenzione della specie. Sovvertire la norma, divenire mostri Filippi Massimo   -  Ombre Corte, 2016  -  Culture

Facendo ricorso a strumenti filosofici, letterari, artistici e scientifici, questo libro rappresenta un primo tentativo di decostruire la categoria di "specie". La tesi principale del volume è che ciò che costituisce la dicotomia gerarchizzante umano/animale non è un fatto di "natura", un'operazione neutra e descrittiva, ma una decisione performativa, normativa e normalizzante, che produce ciò che la presuppone: l'"Uomo" (maschio, bianco, eterosessuale, adulto, normale, sano, proprietario e carnivoro) da una parte e l'"Animale" (l'insieme formato dai corpi che non contano dei non umani e degli umani animalizzati) dall'altra. Detto altrimenti, la specie è la favola che permette di legittimare il calcolo delle spedizioni che a sua volta naturalizza la narrazione favolistica delle proprietà speciali dell'"Uomo". L'opposizione all'antropocentrismo si declina così nella revoca dell'idea che esista in "natura" un "proprio dell'uomo" e nella ricerca di quella faglia di vita im/trans/personale che percorre, fragile e gioiosa, il vivente sensuale. In un progressivo passaggio dal saggistico al narrativo, il libro invita a mettersi all'ascolto delle voci, a tratti disperate e a tratti felici, della moltitudine che passa e ad assumere la tenacia politica che non smette di provare a rendere possibile ciò che, a prima vista, appare impossibile.

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