Libri di Lodovico Meneghetti

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Promemoria di urbanistica, architettura, politica e altre cose libro
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LIBRO   9788838744860

Promemoria di urbanistica, architettura, politica e altre cose Meneghetti Lodovico   -  Maggioli Editore, 2010  -  Politecnica

"L'urbanistica, quale disciplina volta a pianificare la città e il territorio secondo l'interesse pubblico, si è persa nei meandri della cattiva politica, poi si è dissolta sotto i colpi dei grandi proprietari e degli speculatori fondiari e finanziari. L'architettura, dopo aver spezzato il dialogo con l'urbanistica tradizionale, ha perduto ogni rapporto con i contesti sociali e territoriali. Si è ridotta a vendere se stessa come pura immagine dettata dall'internazionalismo pretenzioso degli autori e dei finanziatori che, alleati, hanno assoggettato sindaci e presidenti a scelte socialmente insensate, dettate solo da un abnorme sfruttamento edilizio. Così l'urbanistica privatizzata e la falsa architettura si tengono insieme, in altra maniera rispetto al passato, attraverso il potere politico, che ridistribuisce in senso classista la resa del gigantesco affare immobiliare basato sull'intera geografia del paese. Che fare? Intanto non smettere l'analisi e la critica, diffonderne i testi. E cercare di mobilitarsi, insieme alle minoranze non succubi dei poteri locali e nazionali, in una battaglia per la resurrezione (se così si può dire) del paese dalle sue stesse macerie". Paul Klee, Beride (Wasserstadt), 1927

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LIBRO   9788838742545

Libere osservazioni non solo di urbanistica e architettura Meneghetti Lodovico   -  Maggioli Editore, 2008  -  Politecnica

Diciamo urbanistica, e sappiamo che questa disciplina, come credevamo dovesse procedere lungo la difficile strada tracciata dalla cultura di sinistra, non esiste più. Anzi, peggio, ne esiste un'altra che sotto lo stesso nome non riesce a nascondere l'azione incessante dei potenti immobiliaristi padroni del mercato fondiario e finanziario. Diciamo architettura, e sappiamo che non appartiene più al progettista incline a inquadrarne il senso nel contesto sociale e territoriale studiato e capito. Vince l'architettura internazionalista vuota di sentimento, estranea alla storia della città-società, disinteressata a qualsiasi relazione di buon vicinato per rappresentare solo sé medesima. Architettura anch'essa governata dal mercato e perciò succube della rendita, vale a dire della quantità insensata e dell'indice di sfruttamento fondiario abnorme. Per questo incapace di soluzioni amabili, leggere, umane. Ci resta solo la critica e la negazione? Forse sì, insieme alla volontà di catalogare i lacerti di giustezza e bellezza per indicarli ai giovani come punti di partenza per "tornare indietro". Intanto l'azione urbanistica e architettonica immediata non potrebbe che consistere nel demolire demolire demolire.

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