Libri di Valerio Mori
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Diritto naturale, sapienza morale, teologia politica nelle Leggi di Platone Mori Valerio - Nuova Cultura, 2021 - Speculum Sapientiae
Le Leggi di Platone, negli ultimi dieci anni, hanno guadagnato crescente interesse. La presente seconda edizione, rivista, aggiornata, ampliata di un mio precedente lavoro dedicato all'ultima opera di Platone prende le mosse dalla riconsiderazione, alla luce sia della recente e significativa bibliografia nel frattempo maturata, sia di studi da me condotti, di alcune delle tesi che avevo già avanzato. Le Leggi, lungi dal rappresentare la "ritrattazione" della Repubblica, sul piano della filosofia politica, ne costituiscono piuttosto il coerente ripensamento, conseguente alla messa in questione della teoria delle idee, cui si sostituiscono i "principi" - nelle Leggi, per la prima volta nel pensiero filosofico occidentale, «assiomi». Ciò che permane, allora, quale tratto fondativo non solo della filosofia politica di Platone nella sua interezza, ma della tradizione filosofico-politica di ispirazione platonica, non è la «ideo-crazia», ma la "scoperta" e valorizzazione dell'elemento agenziale - la psyche - quale centro della vita etica e politica dell'uomo. Su questa base si può dunque aprire un rinnovato confronto con il "Platone politico" valorizzando quest'ultimo elemento, anche in chiave di filosofia del dissenso (Patocka), anziché indulgere storicisticamente - come Popper e Arendt - sulla problematica degli istituti politologici proposti da Platone.
Movimento e opposizione. Charta 77 e l'interpretazione fenomenologica dei diritti umani Mori Valerio - Nuova Cultura, 2022
Charta 77, il movimento per i diritti umani, fondato da Václav Havel, Ji?í Hájek e Jan Patocka, che fu attivo in Cecoslovacchia dal 1977 sino alla Rivoluzione di velluto (1989), rappresenta certamente un capitolo rilevante della vicenda storica del progresso dei diritti umani, ma in modo ancor più essenziale vi contribuisce sul piano della riflessione filosofica. In particolare: l'originale prospettiva assunta da Charta 77 (principalmente da Havel e Patocka) ha le sue radici in un confronto - consapevole e tematizzato - fra le posizioni di Husserl e di Heidegger. Il «dissidio» del 1927 viene dunque ripensato per elaborare una proposta che si può definire ontofenomenologica, una filosofia dei diritti umani che si presenta programmaticamente antimetafisica, diretta a "suturare" la scissione cartesiana, attraverso la valorizzazione dell'elemento della corporeità (Leib) e del movimento (metabolé, entelechia). I diritti umani vengono così, per un verso, concepiti come apriori antropologici (i diritti fondamentali, alcuni diritti economici, "figli" della necessità imperativa e irriflessa di accogliere e preservare la vita) e per altro verso come un orizzonte sempre storicamente vincolato (i diritti civili e politici, "figli" della paideia civile, dell'epoché radicale, della vigilanza morale sulla libera ricerca del senso e delle possibilità che la permettono) e perciò mai interamente posseduto, sempre soggetto a possibili "cadute" e sempre aperto a nuovi sviluppi.