Libri di Giuseppe Muollo
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Il restauro del Trittico della Candelora. La Madonna della Misericordia e la Chiesa eponima di Fontanarossa Muollo Giuseppe - Artemide, 2022 - Arte E Cataloghi
Giuseppe Muollo (1950, Chiusano di San Domenico - AV), Storico dell'Arte. Dal 1978 al 2013 ha svolto la sua attività presso la Soprintendenza per i Beni Ambientali, Architettonici, Artistici e Storici di Salerno e Avellino occupandosi di tutela, restauro, conservazione e valorizzazione del Patrimonio culturale irpino. Ha diretto cento cantieri e progettato il restauro di opere d'arte tra le quali: gli affreschi dello Specus Martyrum e della Cappella del tesoro della chiesa di Sant'Ippolisto di Atripalda, della Basilica longobarda e delle catacombe di Prata di Principato Ultra; il restauro della scultura della Madonna dell'Abbondanza di Montecalvo Irpino, il dipinto su tavola della Maestà di Montevergine di Montano d'Arezzo e la statua in bronzo di Carlo II d'Asburgo, di Cosimo Fanzago. Ha collaborato all'Edizione del Codice Diplomatico Verginiano. È, socio ordinario e membro del Consiglio di Amministrazione del CESN e dirige il Museo della Civiltà Normanna di Ariano Irpino. Ha dedicato alla sua terra, di cui è profondo conoscitore, numerose pubblicazioni tra le quali: Castelli, torri e cinte murarie in Irpinia (2000), La Basilica di Prata Principato Ultra (2001); Arte Medievale in Irpinia (2013) e La Maestà di Montevergine. Storia e Restauro (2014) in collaborazione con Francesco Gandolfo; Castelli Medievali in Irpinia. Memoria e Conoscenza (2017) in collaborazione con Giovanni Coppola; Ricerca, Tutela, Restauro. Un lungo impegno per i Beni Culturali in Irpinia (2019).
Ricerca, tutela e restauro. Un lungo impegno per i beni culturali in Irpinia Muollo Giuseppe - Artemide, 2019 - Arte E Cataloghi
"La conoscenza capillare del territorio e la ricerca sono le attività propedeutiche alla conservazione e al restauro del patrimonio architettonico, artistico, storico e ambientale; un bene non si salva se non lo si riconosce come tale, nel senso di comprenderne il suo reale valore, il significato che esso rappresenta per una collettività. Posso dire, con assoluta certezza, che gli anni del dopo terremoto sono stati l'occasione per una approfondita riconsiderazione della struttura stessa del territorio irpino, per una rilettura delle sue determinanti storiche verificate nel concreto delle nuove scoperte. In Irpinia, dove la furia devastatrice del sisma ha mostrato quanto improvvisa e totale possa essere la perdita, si è riconosciuta l'importanza del lavoro di tutela e salvaguardia del patrimonio, un lavoro fatto di studi e di paziente raccolta di dati prima ancora che dei restauri, proprio perché mirato a conservare, col monumento, la possibilità stessa dell'esercizio della memoria."