Libri di Giovanni Nadiani
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Incion. Poesie in dialetto romagnolo 1984-2016 Nadiani Giovanni Bellosi G. (Cur.) - Il Ponte Vecchio, 2023 -
"Questa che qui proponiamo - con la partecipazione di Giuseppe Bellosi, che ne cura i testi e ne stende una presentazione critica - è la testimonianza di una delle più alte prove della poesia italiana del secondo Novecento e dei primi anni del nuovo secolo, scritta nella lingua della Romagna. Lontana dalla poesia del ricordo e degli abbandoni alla dolcezza dei sentimenti e agli struggimenti della nostalgia cui molti indulgono, rappresenta con una dolorosa intensità il dramma dell'uomo contemporaneo, smarrito nei deserti degradati della mondializzazione, del si dice e si fa quel che i padroni del mondo vogliono si dica e si faccia, senza più radici, senza più l'unanimismo educato da un senso della comunità ora perduto: siamo una «numerosa solitudine» - come Ungaretti, un poeta caro a Nadiani, aveva evocato con fulminante consapevolezza - e perciò privi di identità, di conoscenza del sé e dunque della libertà, che possiamo garantirci solo se sappiamo chi siamo. Così, il poeta potrà chiedersi dove egli sia («E me in d'a soia») ora che non conosce più nessuno e nessuno più lo conosce («Incion ch'am cnosa»), e dunque un forestiero a casa sua, deserto di memoria e di riferimenti, e la cui stessa lingua è una lingua sconfitta. Ma veda il lettore con quanta forza di rappresentazione il poeta affidi a quella sua parola moribonda un intero mondo e come non cessi di coltivare la speranza." (Roberto Casalini)
A sgumbiëla. Ultimi versi Nadiani Giovanni Rambelli L. (Cur.) - Il Ponte Vecchio, 2020 -
Sono qui riunite, per la prima volta in volume, le poesie in dialetto romagnolo che Giovanni Nadiani ha scritto fra aprile e giugno 2016, anno della sua scomparsa, in parte già pubblicate in edizioni a tiratura limitata. Ritorna uno dei motivi centrali della poetica che aveva trovato espressione, fin dagli esordi, nella raccolta Dagli assetati campi (1984): la coralità della pena di esistere in tutte le forme di vita del creato, dal filo d'erba all'uomo. Alla banalità della chiacchiera, alla frastornante immersione nel web, il poeta contrappone ora la sua solitudine, albatro degli assetati campi che batte le ali sulle opposte prode di un fosso.