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- 9791280962010 Prinz Gholam. Studio 1. Ediz. illustrata
L'assedio della fortezza di Civitella del Tronto e il brigantaggio legittimista. Nella più critica fase storica dell'Unità d'Italia Pompei Angelo Massimo Tiscar P. (Cur.) Stramenga G. (Cur.) Piccioni L. (Cur.) - Ianieri, 2025 - Saggistica
Tra il 1859 e il 1861, negli anni cruciali del Risorgimento, si svolsero l'assedio della fortezza di Civitella del Tronto e il brigantaggio legittimista nell'area teramano-ascolana. La resa della fortezza il 20 marzo 1861 segnò la fine del Regno delle Due Sicilie, mentre il brigantaggio si diffuse rapidamente nel Mezzogiorno, spingendo il neonato Regno d'Italia a inviare un'enorme forza militare per reprimere il fenomeno. Questa guerra civile fu particolarmente violenta: l'esercito italiano e le guardie nazionali, senza rispettare i principi dello Statuto Albertino, devastarono villaggi e massacrarono civili. Nel solo agosto 1861 furono uccise 526 persone nel teramano. Tra i principali leader della guerriglia vi furono Bernardo Stramenga e Giovanni Piccioni, le cui vicende biografiche riflettono il dramma del Sud, ancora segnato dalla questione meridionale.
Zona 3. Storia di internati in Abruzzo Pompei Luca Millanta P. (Cur.) - Ianieri, 2025 - Comete. Scie D'abruzzo
C'è stato un tempo in cui l'Abruzzo non era soltanto una terra di monti e di pastori, ma anche di recinti e di filo spinato. Durante la seconda guerra mondiale, infatti, decine di campi di concentramento furono allestiti tra i paesi e le vallate della regione, trasformando luoghi quotidiani in spazi di prigionia e di attesa. Zona 3 ricostruisce questa storia dimenticata, seguendo le tracce di uomini e donne che vissero la sospensione e l'incertezza di quei giorni. Non eroi o generali, ma persone comuni, finite in una geografia di sorveglianza e di silenzi. Il libro intreccia documenti, testimonianze e paesaggi, restituendo la fisionomia di un Abruzzo inaspettato, segnato dalla guerra ma anche dalla capacità di accogliere e resistere. Un viaggio nella memoria che apre varchi nel presente: perché riconoscere quelle storie significa dare voce a ciò che rischiava di restare invisibile, e ricordare che anche le pieghe più dure della storia fanno parte del mosaico della nostra identità.