Libri di Fulvio Pastore
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Pluralismo religioso e laicità dello stato nel «multilevel constitutionalism» Pastore Fulvio - Cedam, 2012 -
Le disposizioni costituzionali dalle quali si ricava, attraverso una lettura logico-sistematica, il principio costituzionale di laicità della Repubblica italiana, si mostrano particolarmente elastiche, ovvero possono essere assoggettate a una pluralità di itinerari ermeneutici. Il carattere aperto di tali disposizioni dipende, in larga parte, dal carattere pattizio (o convenzionale della Costituzione del 1947). Per quanto elastiche, le disposizioni in parola, indubitabilmente, riconoscono alla Chiesa cattolica una posizione particolare, considerata nell'art. 7 della Costituzione, rispetto alle altre confessioni religiose, considerate nell'art. 8. La disciplina dei rapporti tra Repubblica e Chiesa cattolica, del resto, è sottratta in gran parte alla discrezionalità del legislatore (e quindi alla volontà politica della maggioranza di turno), dal momento che è posta da una fonte di diritto internazionale pattizio (non modificabile unilateralmente), alla quale la Costituzione fa espresso rinvio, riconoscendole la capacità di derogare anche alle norme costituzionali (fatti salvi i principi fondamentali dell'ordinamento costituzionale). Lo studio si propone di analizzare i rapporti sopra descritti alla luce del contesto polito sociale culturale attuale in continuo mutamento ed aperto ad importanti flussi migratori.
Problematiche costituzionali relative agli statuti regionali ordinari di seconda generazione Pastore Fulvio - Cedam, 2012 -
L'entusiasmo in buona fede di alcuni convinti autonomisti e gli approcci ideologici di ispirazione federalista di qualcun altro, avevano spinto molti a parlare, subito dopo l'entrata in vigore della legge costituzionale n. 1 del 1999 e della legge costituzionale n. 3 del 2001, di una nuova fase costituente del regionalismo italiano. Così, lo statuto delle Regioni ordinarie era stato messo, sbrigativamente, al livello di una vera e propria Costituzione regionale, alla quale veniva affidato il compito di: affermare con forza l'identità della Regione come vera e propria entità statuale di un ordinamento composto; ritagliare margini di autonomia sempre più ampi in favore dei poteri regionali; disegnare architetture politico-istituzionali originali e confacenti alle peculiarità del sistema politico regionale; rappresentare emblematicamente con le soluzioni inedite, liberamente scelte, l'autonomia dell'ente regionale rispetto ai modelli proposti dallo Stato centrale. L'eliminazione della legge statale di approvazione dello statuto e la trasformazione dello stesso in un atto anche formalmente regionale - che così si sottraeva finalmente a ogni forma di codecisione o di controllo da parte delle camere parlamentari - sembrava aver aperto la strada a chissà quali processi liberatori.