Libri di Porro
Bibliografia di Porro: tutti i libri in vendita online editi da Scienze E Lettere
Tre storie dalla via Campana Porro D. (Cur.) De Cristofaro A. (Cur.) - Scienze E Lettere, 2023
Tutelare, conoscere, conservare, valorizzare, raccontare, condividere. È questa la filiera delle buone pratiche che ogni giorno ispira e guida l'azione della Soprintendenza Speciale di Roma. La piccola mostra "Tre storie dalla via Campana" al Drugstore Museum racconta ai cittadini il lavoro quotidiano della Soprintendenza in campo archeologico, prendendo spunto dalle attività amministrative del Municipio XI-Arvalia. Un lavoro ordinario e silenzioso, che l'Istituto fa per buona parte della città come servizio ai cittadini, sulla base dell'art. 9 della Costituzione e nel rispetto del DLgs 42/04, il Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio. Ricostruendo la biografia di tre importanti reperti e dei loro contesti di provenienza, la mostra prova a presentare l'archeologia in modo diverso dal solito, lanciando ai cittadini la sfida ad avventurarsi in un catalogo che vuole essere un racconto e al tempo stesso uno strumento di studio. Le storie di un nuovo cippo dei pretoriani, di una testa-ritratto del III secolo d.C. e di una statuina in bronzo di divinità orientale, immergono il lettore in una ideale passeggiata nel mondo antico, che per qualche ora lo porterà a contatto con persone, cose e idee di un passato che è altro da noi, e che proprio per questo ci è indispensabile. La Soprintendenza Speciale Archeologia, belle arti e paesaggio di Roma è un istituto autonomo e periferico del Ministero della Cultura preposto alla conoscenza, alla tutela, alla conservazione e alla valorizzazione del Patrimonio Culturale di buona parte del territorio del comune di Roma Capitale. Diretta da Daniela Porro, si occupa del patrimonio archeologico, monumentale, paesaggistico, demoetnoantropologico e immateriale della città, grazie all'impegno sinergico di archeologi, architetti, storici dell'arte, restauratori, comunicatori, assistenti, personale amministrativo e di vigilanza, che ogni giorno lavorano al servizio dei cittadini e della Costituzione. Il Circuito Necropoli Portuense - Drugstore Museum è un luogo della cultura sulla moderna via Portuense, costituito da quattro monumenti tra loro vicini: la tomba dell'Airone di via Ravizza, l'area archeologica di Pozzo Pantaleo, il Drugstore Museum e la necropoli di Vigna Pia. Diretto da Alessio De Cristofaro, è stato pensato per essere un museo di prossimità, un museo, cioè, che in primo luogo offre gratuitamente servizi ai cittadini e ai visitatori, promuovendo ricerche, corsi, incontri, seminari, mostre, presentazioni ed eventi pensati per i bisogni della comunità e realizzati con e per le realtà associative del territorio. Iindice prima parte: Il racconto di Alessio De Cristofaro Prima avvertenza Un viatico per le cose Cose contesti, pratiche, persone La via Campana Il percorso Le fasi di vita La Via Portuense, un problema da risolvere Storia di un cippo Storia di una testa Storia di un bronzetto Nota bibliografica. Seconda parte: I monumenti. Seconda avvertenza Il cippo dei pretoriani Via Portuense - Pozzo Pantaleo. Gli scavi per il rifacimento del ponte della ferrovia Roma-Pisa di Vanessa Zubboli L'impiego delle coorti pretorie in un inedito documento epigrafico di Giorgio Crimi La testa-ritratto Via di Villa Bonelli: indagini archeologiche preventive di Maria Cristina Grossi Una testa-ritratto femminile non finita dalla via Campana di Laura Buccino Il bronzetto Scavi di archeologia preventiva in località Magliana Vecchia di Maria Cristina Grossi Dentro il sincretismo: una statuina di bronzo da via Magliana Vecchia. Alcune ipotesi identificative di Claudia Tavolieri. Abbreviazioni bibliografiche. Appendice epigrafica.
Relitti storie da Portuense Drugstore Museum (4 aprile - 4 maggio 2025) Porro D. (Cur.) De Cristofaro A. (Cur.) - Scienze E Lettere, 2025
I relitti sono residui che rimangono intrappolati, abbandonati nei flutti e nelle maree. Rovinati dal tempo e dalle intemperie diventano parte del fondale marino, indistinguibili dal contesto a cui appartengono. I relitti di Portuense non sono altro che pezzi di storie, oggetti abbandonati, personaggi completamente immersi nella realtà che abitano. Con sguardo attento e curioso ci siamo mimetizzati nel quartiere, cercando di catturarne le sue particolarità e la sua atmosfera. Come sommozzatori, abbiamo estratto e ritrovato relitti incrostati sul fondale o quasi sepolti dalla sabbia, con l'intento di riportarli in superficie e dargli nuova luce. La mostra è il risultato del laboratorio d'arte "Raccontiamo un quartiere" tenutosi negli spazi del Drugstore Museum durante le domeniche di febbraio. L'obiettivo del laboratorio era raccontare, attraverso qualsiasi forma di arte, il quartiere Portuense. Dopo una prima parte teorica, dove abbiamo ripercorso i luoghi di maggiore interesse e la storia del quartiere, è nato un vero e proprio atelier creativo: attraverso un confronto di opinioni e visioni, ogni partecipante, lavorando da solo o in gruppo, ha concepito una o più opere. Durante questi quattro incontri gli spazi del Drugstore Museum si sono riempiti di idee e progetti che racchiudiamo ora in questa mostra collettiva, sperando di poter continuare questo fruttuoso confronto anche con voi.
Gianpistone. Arte come partecipazione sociale Porro D. (Cur.) De Cristofaro A. (Cur.) - Scienze E Lettere, 2026
Con la mostra Gianpistone, arte come partecipazione sociale il Circuito Necropoli Portuense - Drugstore Museum porta avanti con coerenza la sua missione di luogo della cultura di prossimità, destinato a ricerche su momenti e fenomeni meno noti della cultura contemporanea e all'erogazione di servizi culturali ai cittadini. La vicenda biografica e artistica di Giovanni Pistone rappresenta un episodio di microstoria urbana sostanzialmente sconosciuto al pubblico, che, tuttavia, non solo si rivela paradigmatico per la storia culturale di una generazione intera di artisti e intellettuali romani, ma conserva ancora oggi un'eccezionale vitalità quale pietra di paragone per pratiche e orientamenti sempre più diffusi e condivisi dalle istituzioni museali, grazie al progressivo radicamento dei principi della Convenzione europea di Faro sul valore del patrimonio culturale per la società. Gianpistone è stato un pioniere di quella che oggi si definisce Arte Pubblica, ovvero un'espressione artistica situata in spazi pubblici o condivisi, pensata quale strumento di interazione sociale su scala urbana, in grado di stimolare processi di rigenerazione e dibattiti critici su temi politici, ambientali e sociali. Il suo laboratorio di Testaccio, aperto già nel 1966, ha rappresentato per decenni un pionieristico modello di rigenerazione sociale e territoriale attraverso il linguaggio e le pratiche artistiche, immediati e in grado di raggiungere e coinvolgere trasversalmente il pubblico in meccanismi creativi partecipati dal basso. Lo studio e la valorizzazione del fenomeno Gianpistone, inoltre, si rivelano tanto più preziosi oggi, in un momento storico che vede il Ministero della cultura fortemente impegnato nel campo della rigenerazione delle periferie e delle aree interne mediante l'attuazione del Piano Olivetti per la cultura. La conoscenza critica delle buone pratiche del recente passato, infatti, non può che rafforzare e fornire indirizzo e suggestioni all'attuale agire quotidiano, nell'ottica di una tradizione dei saperi e del saper fare che sa sempre trarre linfa vitale dalla vita e dalle azioni di chi ci ha preceduto. Questo recupero critico e la relativa mostra non sarebbero stati possibili senza le amorevoli cure e l'abnegazione delle figlie di Giovanni Pistone, Sabina e Susanna, custodi della memoria familiare. La loro determinazione e consapevolezza del valore dell'esperienza umana di Gianpistone le ha spinte a condividere con tutti questo prezioso tesoro di umanesimo contemporaneo, per cui siamo riconoscenti, nella convinzione che l'arte più giusta è sempre quella che trasforma la realtà in un posto migliore.