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- 9791282635004 Io Paolo di Tarso. Cuore in tempesta
- 9791282499002 Tutta colpa di un testamento
- 9791282435185 I gatti che salvarono il mondo
- 9791281862463 La voce che nutre
- 9791281862043 In cammino nella nostra Europa
- 9791281836099 La mia prima volta
- 9791281835320 Body land. Ediz. inglese e giapponese
- 9791281477292 Il dittatore
- 9791281182455 Giulio. Il guardiano del bosco
Le grandi ipocrisie sul clima. Contro i burocrati della sostenibilità e i nuovi negazionisti del clima Abravanel Roger D'agnese Luca - Solferino, 2024 - Saggi
Il pianeta è a rischio. Mentre l'emergenza climaticasi manifesta in tutta la sua gravità, è esploso nelle imprese l'impegno per la sostenibilità. Recentemente sta però emergendo un crescente scetticismo verso la burocrazia nata in nome dell'ambiente e del sociale, nota nelle aziende con la sigla ESG (Environmental, Social e Governance). La contrapposizione tra entusiasti e scettici è rischiosa perché partorisce una nuova forma di negazionismo climatico che ammette il problema, ma vuole rimandare le soluzioni a quando costeranno meno, o ritiene ci debba pensare solamente lo Stato. Gli errori contrapposti degli entusiasti e degli scettici sono alimentati da alcune pericolose ipocrisie. L'ipocrisia dei neonegazionisti, che si dichiarano preoccupati ma alla fine propongono solo iniziative di facciata. E l'ipocrisia dei nuovi «guru» della sostenibilità, che teorizzano un nuovo capitalismo «buono», che si rivela però una mescolanza di alcune buone regole che i bravi imprenditori hanno sempre seguito, con la pretesa di mettere in secondo piano gli obiettivi di profitto dell'impresa. Occorre invece un nuovo approccio, come si propone in queste pagine: un «triangolo della sostenibilità», che ha già realizzato progressi prima impensabili sul clima, e che richiede una nuova mentalità delle aziende per sfruttare le opportunità di innovazione offerte dal pianeta, un salto di qualità nelle politiche economiche degli Stati, e un atteggiamento più pragmatico da parte degli attivisti, oggi troppo spesso vittime di estremismi ideologici. Alla base c'è il recupero dell'idea originaria di sostenibilità, che distingue le vere crisi, che se non affrontate sono destinate a esplodere, dagli altri mille problemi sociali e ambientali del mondo, dei quali le imprese non possono occuparsi. Un saggio illuminante e provocatorio che rivela anche luci e ombre dell'economia italiana nel fronteggiare l'emergenza climatica: se le potenzialità di innovazione sono numerose, la capacità del Paese di sfruttarle è ancora troppo debole. Prefazione di Francesco Starace.
Aristocrazia 2.0. Una nuova élite per salvare l'Italia Abravanel Roger - Solferino, 2021
Aristocrazia significa in origine «governo dei migliori» ma nei secoli è passata a indicare il potere dei privilegiati per nascita. L'Italia di oggi soffre di una cronica mancanza di ricambio meritocratico nella sua classe dirigente, imprenditoriale e politica, che la sta condannando al declino. Aristocrazia 2.0 è il progetto possibile di una nuova élite del talento e della competenza che può portare finalmente il nostro Paese fuori dalla palude di impoverimento e decadenza in cui si trova da quarant'anni a questa parte, resa ancora più profonda dalla pandemia di Covid. Per vincere la sfida della rinascita l'Italia deve introdurre la cultura del merito a scapito dei privilegi delle rendite che insieme agli eccessi dell'egualitarismo e alla furbizia anti-regole hanno costituito un blocco che ha frenato finora lo sviluppo e le opportunità. Nel suo nuovo libro Roger Abravanel analizza i vizi del sistema economico e sociale nazionale e ricostruisce i passaggi della storia imprenditoriale italiana degli ultimi decenni, spiegando perché abbiamo accumulato un ritardo non solo economico ma di pensiero rispetto ai Paesi leader in Occidente e nel mondo asiatico. Per salvare un'economia che negli ultimi trent'anni ha perso 32 punti di Pil, sarà necessario mettere in moto un nuovo capitalismo, con al centro una fucina di idee nelle università d'eccellenza, e un riequilibrio dei poteri pubblici a partire da quello giudiziario. Un'analisi spietata che avanza proposte concrete per una svolta non più rimandabile.
La scomparsa Aureli Alberta - Solferino, 2024
Non tutte le crisi si manifestano come esplosioni. Alcune sono lente, quasi dolci, cadute. È il caso della protagonista di questo romanzo, di cui mai si pronuncia il nome: fotografa delusa, disoccupata per scelta, dipendente dalla relazione saltuaria con un uomo sposato. Tutto questo vuoto che si è creata intorno, ne è convinta, è condizione necessaria per una rivoluzione esistenziale profonda. Previsione sbagliata: intenta a vagare con il corpo e con la mente ma senza mai uscire da Roma, trascorre le serate a casa della sua unica amica Emma, tenendo compagnia alle sue fragilità e al suo egocentrismo. Finché, inatteso, si manifesta un vecchio compagno di scuola, Dodi, che la attira in un misterioso laboratorio di spettroscopia, dove sta studiando una possibile correlazione tra la tendenza umana all'apatia e il depotenziamento della materia corporea. Può un corpo perdere informazioni fino a scomparire? Ma soprattutto, è giusto cercare chi non vuole essere trovato? Questo noir psicologico conturbante, a tratti sfuggente, ci attira nel vortice della ricerca di sé, illuminando i disagi e le solitudini del nostro tempo e costruendo una storia di allontanamento dal mondo dagli esiti inaspettati. Così, la limpida voce letteraria di Alberta Aureli ci seduce con un interrogativo: è davvero possibile che la somma di tutto ciò che esiste dentro e fuori di noi dia come risultato il vuoto? Forse no. Forse dopotutto possiamo essere salvi: a patto che qualcuno ci guardi.