Libri di Riva
Bibliografia di Riva: tutti i libri in vendita online editi da Vanillaedizioni
Prossime uscite di Riva
Libri previsti in uscita su Unilibro.it:
- 9788863362213 Profilo della libreria bresciana del Seicento. Bozzola, Tebaldini, Fontana
- 9788851415327 Il gambero e le ciliegie. L'arte racconta la bellezza del creato
Marcus Jansen. Ediz. illustrata Riva Alessandro - Vanillaedizioni, 2014 - Pagenotfound
Nato a New York City nel 1968, Jansen ha trascorso i suoi primi anni nel Bronx, il quartiere nero più duro e più caotico dell'intera area urbana newyorchese. È lì, racconterà lui stesso, che iniziò precocemente a vedere New York "come una grande tela, dove le persone costantemente si esprimevano creativamente su di essa" "as a like a huge canvas, where people were constantly expressing themselves creatively on it". "La mia prima influenza", dirà, "fu semplicemente New York. La città in se stessa è un'opera d'arte. Ovunque si guardi si trova una combinazione di graffiti e vecchie architetture. È un fantastico mix dell'espressione umana". La chiave del lavoro di Jansen, oggi, andrebbe probabilmente individuata in questo suo "riconoscere", fin da giovane, se non addirittura da bambino, lo spettacolo del reale, in maniera naturale, spontanea, come un "incantesimo" che sembrava avviluppare al contempo lui e le persone che incontrava sul suo cammino; e nel suo saperlo poi trasformare, da adulto, in magniloquente metafora artistica.
Aron Demetz. Keimzeit. Ediz. multilingue Riva Alessandro - Vanillaedizioni, 2013
Le sculture di Demetz, dopo l'indagine simbolica - e semiotica - delle prime, bellissime prove scultoree con cui si presentò al mondo dell'arte oramai più d'un decennio fa, sono infatti andate ben oltre questo culto deldisfacimento e della putrefazione, pur avendo con essi una (solo apparente) similitudine: non è - malgrado il senso di corruzione e di tragedia che affiora a tratti dal loro stesso corpo - il gusto sacrificale del malato, del terminale, del cancerogeno, del disgregato, cui tanta arte ha per l'appunto abbondantemente attinto, quanto piuttosto un drammatico senso della vertigine del corpo, del suo farsi estraneo a noi stessi, del suo, facendosi estraneo, ricominciare da capo, tornando, miracolosamente e gioiosamente, alla natura, alle origini, alla radice: di un suo, semmai, ripartire da essa - dalla natura, appunto, col suo eterno e rapido disfarsi, perire e poi rigermogliare e rifiorire di nuovo, anno dopo anno, inesorabilmente - per far fronte e resistere contro il dipanarsi di un apparentemente ineluttabile alienarsi del corpo da noi stessi, a segno del nostro essere, nonostante tutto, ancora profondamente umani.