Libri di Roa

Bibliografia di Roa: tutti i libri in vendita online editi da Le Lettere

LIBRO   9788893664578

Senza più io né mio. La mistica di Margherita Porete Roat Francesco   -  Le Lettere, 2024  -  Saggi

Margherita Porete: autrice de Lo specchio delle anime semplici - il più antico testo mistico francese - è messa al rogo dall'inquisizione (1310) avendo avuto il coraggio di scrivere, tra le varie sue audaci affermazioni eterodosse, che ogni attaccamento è deleterio; perfino quello nei confronti di Dio, ovvero di quell'idolo rassicurante a cui l'umanità si rivolge solo per ottenere qualcosa in cambio. Ma il desiderio dell'Assoluto - ci ammonisce lo Specchio - non si scosta molto dalle altre egoiche brame mondane. «Prego Dio che mi liberi da Dio» predicherà quindi, in perfetta sintonia con la nostra beghina, Meister Eckhart, dicendosi pronto ad accettare qualsiasi cosa gli accada, in un sì pieno alla vita fatto proprio anche dalla coeva Margherita. Soltanto così, svuotandosi da ogni mira e pretesa, l'essere umano può divenire - per dirla con l'Ipponense e l'Aquinate - capax dei: atto a ricevere dio. Questo farsi nulla dell'anima è dunque l'unica condizione per poter divenire colma di tutto - come ribadirà poi Giovanni della Croce - e lieta in sommo grado d'una gioia pacificatrice. Presentazione di Marco Vannini.

€ 18.00
LIBRO   9788893663359

Nulla volere, sapere, avere. I sermoni di Meister Eckhart Roat Francesco   -  Le Lettere, 2022  -  Saggi

I sermoni tedeschi sono testimonianza d'un intento: rinnovare il modo d'esser cristiani. In primo luogo aborrendo ogni pratica mercantilistica che veda il rapporto tra uomo e Dio basato sulla trattativa del do ut des: mi comporto in un certo modo per ottenere un qualche ausilio/conforto dalla divinità. Semplificando alquanto, la tematica basilare affrontata in questi sermoni sta nel proporre una condotta all'insegna dell'abnegazione e del "distacco" (abegescheidenheit) da ogni attaccamento mondano quali prerequisiti indispensabili a un approccio esperienziale di tipo mistico; ciò onde ottenere la generazione del Logos nell'anima. Ma se si intende far sì che il Figlio abbia a nascere nell'anima è necessario predisporla in modo che essa sia priva d'ogni forma di brama o egotismo, mediante un abbandono che è insieme magnanimità e non-dipendenza dall'inessenziale. Nell'ottica eckhartiana il distacco si coniuga all'accettazione serena della realtà/esistenza, anche (o soprattutto) quando essa comporti privazioni, pene, lutti. Un'accettazione non certo masochistica, che non ha nulla della passività o dell'apatia ma che si configura come una sorta di noluntas, di abdicazione alla propria volontà/egoità in modo da non pretendere più nulla; per quanto, paradossalmente, nulla cercando molto si ottiene. Solo così, per il mistico Eckhart, gli uomini possono divenire - qui e ora, non in un futuribile/ineffabile eden - davvero "beati" (saelic). Perciò l'uomo pneumatico: «nulla vuole, nulla sa, nulla ha» (Sermone 52). Va precisato, ovviamente, che questa serie di nulla si riferisce soprattutto alla hybris dell'egocentrismo e alla sua perenne smania desiderante e alla pretesa di comprendere intellettualmente ciò che valica i limiti dell'umano sapere (Dio); infine alla fame insaziabile di possesso/primato: in primo luogo quello, apparentemente encomiabile, costituito dal proposito di acquisire la piena realizzazione spirituale. Riguardo a tale massimo traguardo, il mistico tedesco è sin troppo chiaro: «se l'anima deve conoscere Dio, deve dimenticare sé stessa e deve perdere sé stessa» (Sermone 68). Solo questa presa di distanza consente all'anima di giungere al proprio "fondo" (grunt), che sembra non discostarsi molto dall'heideggeriano Abgrund: quell'abisso vuoto e senza fondamento che può angosciare solo chi cerca solide certezze cui ancorarsi. Infine: per il predicatore Eckhart è valida appena la teologia apofatica, in quanto su Dio si può dire appena cosa non è. E giusto con questa consapevolezza il mistico si deve sempre misurare: conscio dell'impossibilità di parlare dell'ineffabile, ma al contempo sospinto dalla compassione/charitas a fornire una bussola orientativa al pellegrino incamminatosi per l'arduo sentiero dell'autentica spiritualità. Presentazione di Marco Vannini.

€ 18.00
LIBRO   9788893665537

Mistica e poesia nella prosa di María Zambrano. Sui «Chiari del bosco» Roat Francesco   -  Le Lettere, 2025  -  Saggi. Sezione «Filosofia E Spiritualità»

Questo saggio si incentra sul capolavoro María Zambrano, "Chiari del bosco", che è forse l'espressione più alta e matura del suo itinerario spirituale e intellettuale. Un testo che è al tempo stesso riflessione in prosa, poesia, e testimonianza mistica. In esso la Zambrano riprende l'idea heideggeriana della Lichtung: la radura che consente all'essere di mostrarsi. Tuttavia i chiari non sono semplici spazi in cui si manifesta l'essere, ma momenti di grazia, apparizioni che l'anima coglie nell'attesa e nell'abbandono. Chiari del bosco non è un'opera accademica: non argomenta, piuttosto sussurra e allude. Quella della pensatrice spagnola è una filosofia che non si impone alla mente, ma si palesa come una voce interiore, fatta di intuizioni, metafore e immagini folgoranti. Zambrano parla di una ragion poetica: forma di sapere che non rinuncia alla verità, ma la cerca attraverso la meditazione e il sentire. Il soggetto che indaga non è, qui, l'io razionale, ma un pellegrino dello spirito.

€ 19.00