Libri di Cur Romeo
Bibliografia di Cur Romeo: tutti i libri in vendita online editi da Blues Brothers
R.E.M. live show Romeo A. (Cur.) - Blues Brothers, 2012
Bill Berry: «Ho odiato Mike Mills dalla prima volta che l'ho visto. Era il classico tipo del secchione, era tutto quello che io disprezzavo: era un ottimo studente nella manica dei professori, che non fumava né marijuana né sigarette (io stavo sperimentando la dimensione lisergica)... Poi, purtroppo, lui è diventato il mio migliore amico, e io il suo». Michael Stipe: «Peter mi portò in un club, dove mi fece conoscere Bill e Mike. La prima cosa che all'uscita del club dissi a Peter fu: "Non starò mai in una band in compagnia di gente del genere!"...». Peter Buck: «Non sapevamo come chiamare la nostra band... Pensammo a un nome come Cans of Piss ("Lattine di piscio"), poi ci venne in mente la faccia dei nostri genitori... Una notte, dal vocabolario saltò fuori Rem...».
Red Hot Chili Peppers live. Kiedis, Flea, Frusciante & C. si raccontano Romeo A. (Cur.) - Blues Brothers, 2012
Kiedis, Flea, Frusciante & C. si raccontano.
The Cure show. Robert Smith racconta i Cure Romeo A. (Cur.) - Blues Brothers, 2012
Robert Smith racconta i Cure. «In un certo senso, per me i Cure sono stati una scelta obbligata. Quando mi cacciarono fuori dalla scuola superiore, la mia famiglia cominciò a fare pressioni perché mi trovassi un lavoro, uno qualsiasi, purché fosse un'occupazione. Ma io ero arrivato al punto che mi sarei suicidato piuttosto di lavorare: che l'ufficio di collocamento desse pure lavoro a chi lo voleva, io me ne sarei rimasto a casa ad ascoltare musica. Non avevo altre prospettive, e così decisi di impegnarmi a fondo con la band. I primi anni sono stati terribili, ma anche nei momenti peggiori era sempre meglio che lavorare». «La trasgressione fine a sé stessa è la cosa più banale che si possa immaginare. La stampa mi ha cucito addosso l'immagine di simbolo-dark oppresso da una realtà troppo grande per lui, e che si spinge fino ai limiti dell'autismo e dell'incapacità di vivere, rifugiandosi nel sintetico universo delle droghe: ma è una cosa ridicola, perché se fossi come mi descrivono, sarei completamente in balìa degli eventi, incapace di fare alcunché, mentre due o tre cosette mi sembra di averle combinate...».