Libri di Luigi Ruscello

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Mezzogiorno e Germania Est. Un confronto libro
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LIBRO   9788849876406

Mezzogiorno e Germania Est. Un confronto Ruscello Luigi   -  Rubbettino, 2023  -  Varia

Una delle tante espressioni secondo le quali il Mezzogiorno d'Italia sarebbe la chiave di volta per lo sviluppo dell'intero Paese è fatta risalire addirittura a Giuseppe Mazzini, il quale sembra che abbia detto o scritto: «L'Italia sarà quel che il Mezzogiorno sarà», espressione ripresa anche nel 2020 dal Ministro per il Sud e la coesione sociale in carica, senza citare peraltro la fonte. Altre, tra le tante più moderne, recitano così: «Il Sud è il tesoro nascosto dell'economia italiana e da questo dipende lo sviluppo del nostro paese», «Molto più che in passato, dal decollo del Sud può derivare una crescita sostenuta e duratura della intera nostra economia». Oppure: «Il Sud non può morire, perché se muore il Sud muore l'Italia». E ancora: «L'Italia non può crescere se non si risolve la questione meridionale». E, per finire: «Sud da problema a risorsa» oppure «Il Mezzogiorno d'Italia: chiave di rilancio per l'economia italiana?». E tante altre espressioni similari potrebbero essere riportate. Poi si scopre che nell'attualità, cioè nel 2022, si utilizzano ancora i soliti "trucchi", come si vedrà in seguito, al fine di non ottemperare ai più elementari criteri, non per l'eliminazione, ma quanto meno per attenuare il divario Nord-Sud. Nel tanto decantato Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), ad esempio, si sarebbe dovuto riservare al Mezzogiorno almeno il 40% dei fondi. In realtà, nel documento di approvazione del PNRR italiano, il Consiglio dell'Ue nel Fascicolo interistituzionale n. 2021/0168 (NLE) dell'8 luglio 20219, relativo all'approvazione della valutazione del piano dell'Italia, ha indicato più volte il 37% quale quota dei fondi da destinare al Sud. Che poi, in concreto, tale aliquota non sia rispettata è altro discorso. Si scopre, però, tra l'altro, che le opere relative all'alta velocità/capacità, nonostante l'arretratezza del Mezzogiorno, attestata anche dall'Europa, non vengono considerate ai fini della quota dovuta al Mezzogiorno, perché non territorializzabili. Ed è veramente impressionante guardare attentamente la grafica al 2019 relativa ai collegamenti ferroviari tra i principali centri urbani dell'Ue. Da tale cartina si evince che Cristo (alias alta velocità) non è riuscito ad arrivare a Eboli13, bensì si è fermato a Napoli. Insomma, come di consuetudine, si proclamano misure in favore del Mezzogiorno che, in pratica, non lo sono o in misura ben minore del previsto. D'altronde, non è un fenomeno nuovo perché, come è stato dimostrato con numeri ben precisi, confortati peraltro dalla Corte dei Conti, si è sempre operato così e, in particolare, negli anni Ottanta. Per non parlare della stampa che fa da megafono ai proclami dei fondi stanziati in favore del Mezzogiorno, come accaduto, ad esempio, con gli ultimi ministri, senza poi verificarne l'effettiva spesa.

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Luoghi comuni, miti e stereotipi dell'emigrazione italiana. È vero che espatriano i meridionali? libro
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LIBRO   9788849869125

Luoghi comuni, miti e stereotipi dell'emigrazione italiana. È vero che espatriano i meridionali? Ruscello Luigi   -  Rubbettino, 2021  -  Varia

«L'adagio è molto conosciuto nel mondo della comunicazione e delle relazioni internazionali: esso intende attirare l'attenzione sullo iato che spesso si situa tra la realtà e la rappresentazione dei fenomeni storici e sociali. Ridurre quello iato è opera meritoria e manifestazione di onestà intellettuale. Le distanze tra il dato storico fattuale e la rappresentazione che di quel dato viene offerta, per ragioni a volte imperscrutabili, a volte fin troppo evidenti sono, in taluni casi, siderali. Per fronteggiare la sfida della necessaria riduzione di simili lontananze tra realtà e rappresentazione, in più di un settore scientifico, si sono affrontati di recente sforzi volti al superamento di approcci meramente retorici o di vere e proprie operazioni di ingegneria reputazionale. E il caso, ad esempio, della risposta giurimetrica alle errate convinzioni sulla misurazione della corruzione, che avevano posto il nostro Paese per decenni in posizioni di retroguardia sul piano mondiale. Proprio una ricerca dell'Eurispes, che ha suscitato l'attenzione dei Fori multilaterali competenti in materia (Nazioni Unite, Ocse e G20) culminata nell'adozione di atti ufficiali di endorsement delle conclusioni della medesima ricerca, ha demolito le basi scientifiche di un approccio meramente percettivo alla misurazione della corruzione. Si trattava di un metodo, quello percettivo, addirittura fuorviante nella ricostruzione effettiva delle cause e delle dimensioni del fenomeno corruttivo nel mondo. In quello specifico caso, il soccorso necessario è venuto dall'evidenziazione di veri e propri paradossi posti alla base dei ranking e rating internazionali più diffusi. E non si è trattato di una mera operazione "destruens", poiché la logica di quello studio è risultata funzionale ad un miglioramento della conoscenza del fenomeno di riferimento, per affinare le strategie e le politiche governative di gestione e contrasto. Il risultato è stato rilevante, poiché la ricerca ha posto l'Italia non già ai margini delle graduatorie globali in materia, bensì al centro dell'attenzione internazionale come modello di riferimento nella prevenzione e nel contrasto di un fenomeno socio-criminale che invece si pretendeva la dovesse ancora segnare in perpetuo, come uno stigma imperituro ed ineluttabile...» (Dalla Prefazione)

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